Dazi, da domani in vigore aumenti per Cina. Trump rilancia: 25% su acciaio e alluminio

Nuovo passo in avanti del presidente degli Stati Uniti Donald Trump nell’offensiva commerciale lanciata all’inizio del suo mandato, promettendo di imporre dazi doganali del 25% sull’acciaio e sull’alluminio importati negli Stati Uniti. “Lunedì annuncerò i dazi sull’acciaio. (…) Tutto l’acciaio in arrivo negli Stati Uniti sarà soggetto a dazi del 25%”, ha dichiarato il capo dello Stato sull’aereo presidenziale che lo stava portando a New Orleans per assistere al Super Bowl, la finale del campionato americano di football professionistico. Il repubblicano ha aggiunto che la stessa sorte toccherà all’alluminio importato.

Fin dal suo insediamento, il 20 gennaio, i dazi doganali sono stati al centro della politica economica e diplomatica di Donald Trump: vengono presentati tanto come uno strumento per ridurre il deficit commerciale degli Stati Uniti quanto per ottenere concessioni dai paesi presi di mira. Da martedì, i prodotti provenienti dalla Cina sono diventati più costosi a causa di dazi doganali aggiuntivi del 10%, una misura a cui Pechino risponderà con supplementi mirati su alcuni prodotti americani a partire dal 10 febbraio.
I nuovi dazi cinesi colpiscono beni americani per un valore di 14 miliardi di dollari, mentre i dazi annunciati da Donald Trump colpiscono beni cinesi per un valore di 525 miliardi di dollari.
Durante il suo primo mandato (2017-2021), Donald Trump aveva già imposto dazi doganali sull’acciaio e sull’alluminio per proteggere l’industria americana che, a suo avviso, stava subendo la concorrenza sleale dei paesi asiatici ed europei.

Ieri Trump ha anche affermato che avrebbe annunciato “dazi doganali reciproci” “martedì o mercoledì” per allineare la tassazione dei prodotti che entrano negli Stati Uniti a quella dei prodotti americani all’estero. “Se ci tassano al 130% e noi non li tassiamo, la situazione non rimarrà tale“, ha affermato. “Non avrà ripercussioni su tutti i paesi perché alcuni impongono le stesse tariffe che imponiamo noi. Ma coloro che approfittano degli Stati Uniti saranno ripagati”, ha aggiunto. “Loro tassano noi, noi tassano loro”, aveva già sottolineato il presidente, durante una conferenza stampa con il primo ministro giapponese Shigeru Ishiba.

Anche le esportazioni dal Messico e dal Canada verso gli Stati Uniti avrebbero dovuto inizialmente essere soggette a dazi (del 25%), nonostante un accordo di libero scambio tra i tre paesi nordamericani. Ma Donald Trump, che accusa i suoi due vicini di non fare abbastanza per frenare il traffico di droga, ha concesso loro una proroga di un mese all’ultimo minuto, dopo aver ricevuto l’impegno di rafforzare la sicurezza alle frontiere. L’offensiva tariffaria ha dato origine ad altri colpi di scena, come il rinvio di una tassa sui pacchi di valore inferiore a 800 dollari provenienti dalla Cina.

L’Unione Europea sa di essere nel mirino di Donald Trump, il quale aveva fatto sapere che avrebbe preso una decisione al riguardo “molto presto”. In un’intervista trasmessa dall’emittente americana CNN, il presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato che gli europei devono “essere pronti (…) a reagire” alle nuove barriere doganali. Macron ha anche messo in guardia dalle conseguenze che una simile misura potrebbe avere per gli americani: “Se si impongono dazi doganali su diversi settori, ciò comporterà un aumento dei prezzi e creerà inflazione negli Stati Uniti”. Dal canto suo Bruxelles ammette di non avere “alcuna notifica ufficiale” dei nuovi dazi doganali statunitensi. “Non risponderemo ad annunci di carattere generale privi di dettagli o chiarimenti scritti”, ha scritto la Commissione in una nota, sottolineando che interverrà per proteggere gli interessi delle aziende europee in caso di “misure ingiustificate”.

Valentina Innocente

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