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Dpb a Camere e Ue, 23 mld per Manovra aspettando Bruxelles. Autotrasporto pronto a sciopero

In attesa di conoscere l’esito del negoziato con Bruxelles sulla Nec, il governo prevede di impegnare circa 23 miliardi di euro nella Manovra 2027. È scritto nero su bianco nel Documento programmatico di bilancio appena inviato al Parlamento e alla Commissione Ue: “La definizione puntuale degli interventi che confluiranno nel disegno di legge di Bilancio di prossima presentazione al Parlamento terrà conto degli esiti delle interlocuzioni in corso con le Autorità europee finalizzate alla migliore definizione del perimetro di attivazione della clausola nazionale di salvaguardia”.

Si parte dall’orizzonte di crescita del Pil reale: viene confermato l’1% già rivisto al rialzo nel Dpfp, con un calo allo 0,8% nel 2027 e allo 0,9% nel 2028, che comunque sono percentuali superiori allo 0,6 e lo 0,8 previsti nello scenario tendenziale. Al momento, dunque, il governo mette sul piatto circa 10 miliardi di entrate previste, a cui aggiungere i 13,5 miliardi di flessibilità della Nec già attivata. La novità è che per la prima volta in un testo ufficiale l’esecutivo conta di recuperare circa 5 miliardi (lo 0,21% del Pil) dal comparto che racchiude anche banche e assicurazioni, mentre dai giochi la cifra stimata è 702 milioni, dalla spending review annuale dei ministeri altri 1,2 miliardi e 1,7 miliardi da voci diverse.

L’idea è impegnare questi fondi principalmente su tre macrotemi: “Il governo – prosegue il Dpb – pone al centro della politica di bilancio la tutela del potere di acquisto delle famiglie, con particolare attenzione a quelle più fragili, nonché il sostegno alle imprese e gli investimenti”. Dalle tabelle del Documento alle Politiche per la famiglia e spesa sociale è destinato lo 0,21% del Pil, circa 4,7 miliardi, alla Difesa lo 0,19%, dunque 4,3 miliardi, al Sostegno alle imprese lo 0,14% (3,1 miliardi), alle Infrastrutture lo 0,13% (2,9 miliardi), alla Sanità lo 0,10% (2,2 miliardi) e al fisco lo 0,09% (2 miliardi circa). La prossima legge di Bilancio, inoltre, “consentirà il rafforzamento della difesa nazionale e della sicurezza energetica attraverso il ricorso agli spazi di flessibilità derivanti dall’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale”, mette in luce il Dpb. Specificando che “particolare rilievo sarà attribuito al finanziamento degli investimenti strategici e infrastrutturali, quale leva per sostenere la crescita e rafforzare la capacità produttiva del Paese. In tale ambito, gli interventi in materia di sicurezza energetica saranno orientati al rafforzamento degli investimenti sulla rete ferroviaria e al potenziamento delle infrastrutture pubbliche, con particolare riferimento a scuole, ospedali, università, impianti sportivi e bacini idroelettrici”.

Per sostenere le imprese a far fronte al rincaro dei prezzi dell’energia e “rafforzare la competitività del sistema produttivo”, l’esecutivo ipotizza “maggiori contributi agli investimenti per impianti fotovoltaici, promozione del biometano e la riconversione di impianti a biogas esistenti”. I dettagli delle singole misure, ovviamente, non sono preventivabili a stretto giro di posta. Lo spartiacque è, come ha già detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, negli ultimi giorni, il via libera Ue alla rimodulazione delle flessibilità sulla nec energia. Una ulteriore boccata di ossigeno sarebbe fondamentale per dare risposte anche ai settori duramente colpiti dal rincaro dei carburanti, come l’autotrasporto: “La situazione ha ormai superato il livello di guardia, come dimostrano le tensioni e i blocchi autonomi sorti in Puglia”, avverte Unatras, che lamenta “il totale e reiterato mancato confronto con il governo, che continua a ignorare le richieste d’incontro”. Il segnale, però, arriva chiaro e forte: il malessere è diffuso, “il rischio concreto e imminente è la paralisi totale della logistica e del sistema economico del Paese”. Nel frattempo i partiti iniziano a sponsorizzare le proprie proposte, come Forza Italia: “Presenteremo ai nostri alleati la riduzione della pressione fiscale per i giovani, la no tax area, fino ai 30-35 anni penso, l’allargamento dell’abolizione del bollo a tutte le prime auto e assolutamente la riduzione dell’Irpef fino a una base di 60mila euro, con la quota del 33%”. La Lega insiste sull’innalzamento della soglia per accedere alla flat tax del 15% a 100mila euro per le partite Iva. In questo scenario ci sono anche richieste delle imprese. “Sulle piccole e micro imprese abbiamo un problema – ribadisce il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, da Bruxelles -. Abbiamo chiesto di costruire la norma fiscale per poter fare aggregazioni, perché fare aggregazioni, acquisizioni o interazioni con imprese più grandi o capofila credo sia la via giusta per poter produrre di più e, soprattutto, essere più efficienti”.

mariaelena.ribezzo

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