Caro-energia e inflazione: in Belgio esplodono prezzi alberi di Natale

Aumento dei prezzi del carburante, dei fertilizzanti e di tutti i sottoprodotti della plastica… Nella nebbia belga di inizio dicembre, Gérald de Wouters, giovane leader di Greencap, il più grande produttore di alberi di Natale del Belgio, non nasconde la sua preoccupazione dopo mesi segnati dalla crisi energetica e dall’inflazione. Quest’anno, infatti, Babbo Natale rischia di depositare i suoi doni ai piedi di alberi più costosi rispetto agli anni scorsi. Import, imballaggi, manodopera: in un anno, il costo di produzione di un albero è aumentato del 20%, spiega de Wouters, osservando i suoi dipendenti a Libin, nel sud del Belgio. Qui i salari sono automaticamente indicizzati all’inflazione, che dovrebbe raggiungere il 9,5% nel 2022, secondo le ultime previsioni del Federal Planning Bureau.

La produzione vallona è di circa 2 milioni di alberi di Natale all’anno, il che rende il Belgio il secondo maggiore esportatore di abeti dopo la Danimarca. Una volta tagliati, gli alberi vengono caricati su camion, diretti in tutta Europa. Ma, fattore aggravante, Gérald de Wouters sta lottando per trovare camionisti, scoraggiati dall’aumento dei prezzi del carburante. Tutti questi aumenti si riverseranno sui consumatori. I clienti dovranno pagare “tra il 5% e il 10% in più quest’anno, o in media da due a tre euro in più per un albero”, stima Jonathan Rigaux, presidente dell’Unione dei vivaisti delle Ardenne.

Incoraggiati da due anni di vendite “eccezionali” a causa del Covid-19, i produttori e venditori intervistati restano ottimisti nonostante tutto. “L’albero è una scommessa familiare sicura e le vendite sono partite molto bene” all’inizio di dicembre, testimonia Arnaud van Voorst, co-fondatore di Humanitree, un sito che vende alberi i cui profitti vengono donati alle associazioni. “Nei momenti difficili, le persone si concentrano nuovamente sulla famiglia”, fa eco Jonathan Rigaux.

Al di là dell’inflazione nel 2022, la vera preoccupazione di Gérald de Wouters riguarda gli anni a venire e il cambiamento climatico, che sta rendendo la coltura sempre più incerta. “L’anno scorso è stato così umido che ha soffocato le radici”, dice. Quest’anno la siccità ha bruciato molti dei suoi alberi, aggiunge.

marika.demaria

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