ADOLFO URSO, MINISTRO
Il governo blinda il piano Transizione 5.0 e mette fine alle incertezze dei giorni scorsi. Al tavolo con le sigle di categoria, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, annuncia un potenziamento dei fondi che supera le aspettative iniziali. “In questi giorni abbiamo fatto il massimo sforzo possibile”, ha detto alle associazioni riunite.
Il lavoro di sintesi tra i vari dicasteri porta a un’ipotesi che conferma integralmente gli 1,3 miliardi per chi ha investito in digitalizzazione ed efficientamento, aggiungendo però ulteriori 200 milioni. Il totale delle risorse fresche sale così a “1,5 miliardi in più”.
La riunione è nata dal mandato del Consiglio dei ministri che, con l’approvazione del decreto fiscale, ha chiesto al Mimit di confrontarsi con il mondo produttivo “sull’utilizzo delle risorse”. Questi fondi si sommano a quelli già stanziati, portando il pacchetto complessivo a “oltre 4 miliardi di euro”. Con il decreto fiscale “abbiamo inoltre rimosso il vincolo del ‘Made in Europe’”, ha aggiunto il ministro, una mossa che amplia la platea dei prodotti che possono accedere agli incentivi. Anche la nuova versione della misura, di durata triennale, vede crescere la dote dell’iperammortamento di 1,4 miliardi, passando “da 8,4 a 9,8 miliardi”. Nel complesso, il piano può contare su “circa 14 miliardi”.
Subito dopo il confronto a Palazzo Piacentini, il titolare del Mimit si è spostato alla Camera per il question time. Davanti ai deputati ha definito Transizione 5.0 come “il più grande e significativo piano di incentivazione dell’impresa mai realizzato in così poco tempo”. Nonostante un contesto internazionale difficile e una campagna di “denigrazione delle fake news”, i numeri danno ragione alla linea del governo. Il piano è stato utilizzato da “quasi 20.000 imprese”, di cui 15.000 piccole e medie. Per Urso si tratta di un “risultato insperato per molti”, che dimostra la straordinaria efficacia dello strumento. Il ministero è riuscito ad aumentare di oltre 10 miliardi le risorse del Pnrr originariamente destinate al dicastero, portandole a “quasi 30 miliardi di euro interamente impiegate”.
Al termine del tavolo, anche i rappresentanti delle altre istituzioni hanno sottolineato la solidità dell’operazione. Le risorse “arrivano dalle previsioni che avevamo fatto. Abbiamo risolto il problema”, ha detto il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo. Gli ha fatto eco il ministro per gli Affari europei e il Pnrr, Tommaso Foti, che ha negato qualsiasi ipotesi di tagli passati. Le risorse “non erano state cancellate. Escono da un po’ di sacrifici”. Urso intanto ha assicurato che il nuovo decreto interministeriale sarà trasmesso al Mef “entro questa settimana”, così da rendere lo strumento subito operativo fino a settembre 2028 per consentire una “migliore programmazione”. Le reazioni delle associazioni di categoria segnano un clima di ritrovata armonia. Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, esprime soddisfazione per la scelta di sostenere concretamente le imprese in un “contesto geopolitico così instabile”. Più che di “retromarcia” del Governo, “parlerei di un cambio di passo necessario”, osserva Orsini, sottolineando come l’innalzamento della copertura delle agevolazioni dal 35% al 90% sia un “ottimo risultato”. Anche Massimiliano Giansanti, alla guida di Confagricoltura, parla di un “messaggio positivo” che dà certezza agli investimenti, pur ricordando che serve ora un piano che “necessariamente coinvolga l’Europa”. Il coro dei consensi prosegue con Cristian Camisa, presidente di Confapi, che rileva come la riunione abbia stabilito delle regole, “quindi siamo soddisfatti”, perché le imprese possono avere “quello che meritavano e che era stato promesso”. Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio, apprezza inoltre la scelta del governo di convocare solo le “organizzazioni maggiormente rappresentative”, tornando a un confronto con la “rappresentanza vera”. Per Nico Gronchi di Confesercenti l’incontro è stato positivo perché ha portato al “100% la copertura complessiva”, anche se resta l’allarme per il caro energia che sta producendo “effetti rilevanti” sulle attività. Dalle note ufficiali delle confederazioni emerge il sollievo per lo scampato pericolo di un cambio di regole in corsa. Il presidente di Cna, Dario Costantini, sottolinea che “si è evitato di incrinare il rapporto di fiducia tra lo Stato e le imprese”. Un concetto ripreso da Simone Gamberini di Legacoop, secondo cui le proposte del governo vanno nella giusta direzione, “ristabilendo il rapporto di fiducia e di certezza”. Anche Unimpresa, per bocca del presidente Paolo Longobardi, promuove il pragmatismo dell’esecutivo definendo le polemiche dei giorni scorsi “almeno in parte, eccessive”. Marco Gay, presidente dell’Unione Industriali Torino, plaude al ripristino di condizioni di “affidabilità e serietà”, soffermandosi sui 200 milioni aggiuntivi per le fonti rinnovabili. Anima Confindustria parla di esito favorevole per la “delicata questione degli esodati”, superata grazie al “dialogo costruttivo tra istituzioni e imprese”. Coldiretti e Filiera Italia accolgono bene i nuovi stanziamenti che permettono di “evitare problemi finanziari”, ma chiedono di incrementare il limite di spesa per il “credito d’imposta 4.0” nel settore primario. Anche Federdistribuzione e FederlegnoArredo leggono l’esito del tavolo come una vittoria per le imprese, con quest’ultima che parla di “vittoria per le imprese” e di una strada giusta per difendere il “Made in Italy”.
Sul fronte politico, la maggioranza rivendica la solidità dell’operazione. Matteo Gelmetti di Fratelli d’Italia punge le “malelingue” e chiarisce che l’incontro smentisce ogni “fandonia” sullo scontento delle imprese. Per la deputata Mariangela Matera, lo stanziamento è una “risposta concreta” che nasce da una gestione “attenta e credibile”, mentre Saverio Congedo parla di una “visione strategica che pone al centro la competitività della Nazione”. Maurizio Casasco di Forza Italia esprime “grande favore” per il rafforzamento delle risorse, chiedendo rapidità per l’iperammortamento perché “la rapidità nella messa a terra dei provvedimenti è fondamentale”.
Le opposizioni, invece, sono critiche. Antonio Misiani del Pd, pur giudicando positiva la notizia, definisce la situazione un “pasticcio che si poteva e si doveva evitare”. Questo caos è il “prodotto dello sbandamento e della confusione” dopo la sconfitta referendaria, commenta Misiani, chiedendo chiarezza su coperture che appaiono ancora “inaccettabili e preoccupanti”. Durissimo il senatore Luigi Nave del Movimento 5 Stelle, secondo cui la situazione è “ormai sfuggita di mano” e i provvedimenti sono “intrecciati in una sorta di perverso incastro, come in un quadro di Escher”. Urso chiude il cerchio ribadendo che “gli impegni saranno mantenuti” e tutti riceveranno “quanto dovuto”. La sfida della doppia transizione è definita dal ministro “tanto più necessaria” a fronte della guerra nel Golfo Persico. Se sommiamo i vari capitoli di spesa, giungiamo a un ammontare di incentivi “pari a oltre 20 miliardi di euro”. Un ammontare che, nelle parole di Urso, rappresenta l’intervento “più importante, rilevante, significativo” degli ultimi anni per sostenere le imprese.
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