Meno burocrazia e più risorse. Il sistema produttivo italiano e quello europeo chiedono un cambio di passo per non restare schiacciati tra le grandi potenze mondiali. È questo il segnale lanciato a Roma durante l’incontro “Innovare per competere”, organizzato dall’Associazione Civita con il contributo di Philip Morris Italia. La transizione ecologica, infatti, non è più solo una scelta etica ma la condizione necessaria per la crescita economica. A patto che l’Unione Europea abbandoni l’approccio dei divieti per abbracciare quello degli incentivi.
A dare voce a questa visione è stata Simonetta Giordani, Segretario Generale di Associazione Civita, che ha evidenziato come il legame tra innovazione e sostenibilità sia ormai la chiave di volta per la competitività del Paese. “L’esperienza maturata da Associazione Civita ci ha portato a sottolineare quanto innovazione, sostenibilità e competitività siano direttamente legate e che per le imprese italiane ed europee questa relazione sia strategica”, ha dichiarato Giordani nel ribadire l’impegno dell’Associazione nel promuovere uno sviluppo socio-economico che sia equo e duraturo.
Il dibattito è entrato nel vivo con l’analisi di Carlo Corazza, Direttore dell’Ufficio del Parlamento europeo in Italia, che ha criticato un Green Deal troppo rigido e figlio di un’epoca pre-crisi. “Si è puntato eccessivamente su regole e restrizioni, il ‘bastone’, piuttosto che su incentivi e investimenti, la ‘carota’. È mancato l’ascolto diretto delle necessità di industrie e imprese”, ha spiegato Corazza, indicando nel debito comune europeo lo strumento fondamentale per attrarre capitali.
Sulla stessa linea l’europarlamentare Salvatore De Meo, che ha definito un errore metodologico la strategia calata dall’alto: “Il percorso della transizione deve essere condiviso con le imprese e i cittadini, trasformandolo in una sfida comune anziché in un obbligo”.
I dati economici confermano che la sostenibilità, se gestita bene, produce ricchezza. Enrico Giovannini, Direttore Scientifico dell’ASviS, ha ricordato come le imprese manifatturiere che hanno investito nel “green” abbiano registrato una crescita del valore aggiunto del 16,2% nel triennio 2019-2022. “Chi ha compreso che la sostenibilità deve camminare di pari passo con l’innovazione tecnologica ha ottenuto un vantaggio competitivo reale”, ha sottolineato Giovannini avvertendo però che la sola semplificazione non basta senza una robusta politica di investimenti.
L’impatto di questa visione si misura concretamente nelle filiere industriali. Andrea Guglielmo, Direttore Relazioni esterne di Philip Morris Italia, ha descritto una realtà che unisce agricoltura e manifattura avanzata. “Innovazione e sostenibilità sono i pilastri della trasformazione industriale che stiamo vivendo. Integriamo questi elementi in una filiera che coinvolge 44 mila persone”, ha affermato Guglielmo ponendo l’accento sulla formazione come motore di valore sociale.
Un approccio condiviso da Sabrina Florio, Presidente di Anima per il sociale, che ha rimarcato come “l’impatto sociale genera una crescita del valore aziendale” e ha citato il dato secondo cui l’82% delle imprese ha già aumentato gli investimenti in quest’area. Tuttavia la transizione non può ignorare il fattore umano e la tenuta del modello sociale europeo. Mattia Pirulli, Segretario Confederale CISL, ha avvertito che “il modello sociale europeo rischia di implodere senza una revisione della governance” e ha chiesto che la persona resti sempre al centro delle strategie economiche. Una sfida raccolta nelle conclusioni da Antonella Sberna, Vicepresidente del Parlamento europeo, che ha assicurato l’impegno di Bruxelles verso una maggiore stabilità normativa e pacchetti di semplificazione per il settore industriale. “L’innovazione non è solo una scelta tecnologica, ma una scelta strategica: i settori produttivi devono avere la libertà di individuare le soluzioni più efficaci”, ha concluso Sberna.
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