Iran, costo energia preoccupa governo. Meloni convoca a Chigi vertici di Eni e Snam

Il costo dell’energia con la crisi in Medio Oriente è una delle priorità sul tavolo del governo, che valuta dei provvedimenti d’urgenza per le imprese. A Palazzo Chigi, Giorgia Meloni convoca i vertici di Eni e Snam.

Nel dettaglio, la premier presiede due riunioni. La prima (con il vicepresidente e ministro degli Esteri Antonio Tajani, il ministro della Difesa Guido Crosetto, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin e i sottosegretari alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari) sugli ultimi sviluppi, con attenzione alle misure per garantire la sicurezza dei cittadini italiani presenti nelle aree coinvolte. Nel secondo incontro, agli esponenti dell’esecutivo si aggiungono gli amministratori delegati di Eni, Claudio Descalzi, e di Snam, Agostino Scornajenchi, per affrontare il tema della sicurezza energetica, con un’analisi dell’impatto attuale e potenziale delle ostilità sui mercati dell’energia e sull’economia, delle possibili azioni di mitigazione che il Governo potrebbe adottare nel breve e medio periodo.

Il governo sta valutando l’impatto che può avere il nuovo conflitto che dall’Iran viene propagato anche nei paesi vicini“, conferma in conferenza stampa il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. “Ovviamente siamo preoccupati delle conseguenze che si possono avere sul costo dell’energia, a prescindere dall’approvvigionamento”, spiega rassicurando sulle forniture, perché, ricorda, “abbiamo i depositi di stoccaggio e comunque altri canali di approvvigionamento”. Il problema è il costo, che avverte: “Potrebbe crescere anche ulteriormente”. Molto dipenderà dal proseguo degli avvenimenti, “se e quando il conflitto sarà concluso“.

A livello europeo, per l’inquilino di Palazzo Piacentini, il conflitto in Iran deve spingere l’Unione a lavorare sull’affrancamento da Paesi terzi: “L’Europa deve ridurre la propria dipendenza dall’estero, nella prospettiva di medio e lungo termine per raggiungere un’autonomia strategica, sia nella produzione di energia – osserva Urso -, sia nell’approvvigionamento di materie prime critiche, minerali preziosi, terre rare e tutto quello che serve al nostro sistema produttivo, tanto più nella duplice sfida digitale e ambientale”. A breve, annuncia, si terrà un confronto tra il governo e il sistema produttivo del Paese per poi “realizzare le misure che possono meglio supportare il nostro sistema produttivo in questa fase così difficile come quella che si è determinata anche da questo nuovo conflitto”.

“Stiamo valutando se si possano avviare dei provvedimenti, soprattutto per le imprese che si occupano di commercio con l’estero“, rende noto Tajani, dopo aver parlato con Simest, Ice e Sace, per valutare “gli aiuti che si possono dare”. Ci sarà una “decisione complessiva del governo”, conferma, per sostenere le imprese che esportano, perché “il mercato dell’area del Golfo è un in forte crescita per le nostre esportazioni, quindi stiamo lavorando anche su questo”.

La premier sarà in Parlamento il 18 marzo per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo, che saranno l’occasione per riferire anche sugli indirizzi di governo a proposito della crisi internazionale.

Sfida green, Civita-Philip Morris: “Più investimenti e meno lacci Ue per imprese italiane”

Meno burocrazia e più risorse. Il sistema produttivo italiano e quello europeo chiedono un cambio di passo per non restare schiacciati tra le grandi potenze mondiali. È questo il segnale lanciato a Roma durante l’incontro “Innovare per competere”, organizzato dall’Associazione Civita con il contributo di Philip Morris Italia. La transizione ecologica, infatti, non è più solo una scelta etica ma la condizione necessaria per la crescita economica. A patto che l’Unione Europea abbandoni l’approccio dei divieti per abbracciare quello degli incentivi. ​

A dare voce a questa visione è stata Simonetta Giordani, Segretario Generale di Associazione Civita, che ha evidenziato come il legame tra innovazione e sostenibilità sia ormai la chiave di volta per la competitività del Paese. “L’esperienza maturata da Associazione Civita ci ha portato a sottolineare quanto innovazione, sostenibilità e competitività siano direttamente legate e che per le imprese italiane ed europee questa relazione sia strategica”, ha dichiarato Giordani nel ribadire l’impegno dell’Associazione nel promuovere uno sviluppo socio-economico che sia equo e duraturo.

 

​Il dibattito è entrato nel vivo con l’analisi di Carlo Corazza, Direttore dell’Ufficio del Parlamento europeo in Italia, che ha criticato un Green Deal troppo rigido e figlio di un’epoca pre-crisi. “Si è puntato eccessivamente su regole e restrizioni, il ‘bastone’, piuttosto che su incentivi e investimenti, la ‘carota’. È mancato l’ascolto diretto delle necessità di industrie e imprese”, ha spiegato Corazza, indicando nel debito comune europeo lo strumento fondamentale per attrarre capitali.

 

Sulla stessa linea l’europarlamentare Salvatore De Meo, che ha definito un errore metodologico la strategia calata dall’alto: “Il percorso della transizione deve essere condiviso con le imprese e i cittadini, trasformandolo in una sfida comune anziché in un obbligo”.

​I dati economici confermano che la sostenibilità, se gestita bene, produce ricchezza. Enrico Giovannini, Direttore Scientifico dell’ASviS, ha ricordato come le imprese manifatturiere che hanno investito nel “green” abbiano registrato una crescita del valore aggiunto del 16,2% nel triennio 2019-2022. “Chi ha compreso che la sostenibilità deve camminare di pari passo con l’innovazione tecnologica ha ottenuto un vantaggio competitivo reale”, ha sottolineato Giovannini avvertendo però che la sola semplificazione non basta senza una robusta politica di investimenti.

L’impatto di questa visione si misura concretamente nelle filiere industriali. Andrea Guglielmo, Direttore Relazioni esterne di Philip Morris Italia, ha descritto una realtà che unisce agricoltura e manifattura avanzata. “Innovazione e sostenibilità sono i pilastri della trasformazione industriale che stiamo vivendo. Integriamo questi elementi in una filiera che coinvolge 44 mila persone”, ha affermato Guglielmo ponendo l’accento sulla formazione come motore di valore sociale.

Un approccio condiviso da Sabrina Florio, Presidente di Anima per il sociale, che ha rimarcato come “l’impatto sociale genera una crescita del valore aziendale” e ha citato il dato secondo cui l’82% delle imprese ha già aumentato gli investimenti in quest’area. ​Tuttavia la transizione non può ignorare il fattore umano e la tenuta del modello sociale europeo. Mattia Pirulli, Segretario Confederale CISL, ha avvertito che “il modello sociale europeo rischia di implodere senza una revisione della governance” e ha chiesto che la persona resti sempre al centro delle strategie economiche.

 

Una sfida raccolta nelle conclusioni da Antonella Sberna, Vicepresidente del Parlamento europeo, che ha assicurato l’impegno di Bruxelles verso una maggiore stabilità normativa e pacchetti di semplificazione per il settore industriale. “L’innovazione non è solo una scelta tecnologica, ma una scelta strategica: i settori produttivi devono avere la libertà di individuare le soluzioni più efficaci”, ha concluso Sberna.

‘Un’Europa, un mercato’: i leader Ue accelerano sulla competitività

(Photo credit: Palazzo Chigi)

Serve fare di più, aumentare gli investimenti, semplificare, ridurre la burocrazia e i costi dell’energia, per un’Europa più competitiva e capace di affrontare la concorrenza “sleale”, i dazi imposti dagli Usa e il nuovo ordine globale. Al castello di Alden Biesen, in Belgio, i leader dei 27 Paesi dell’Unione europea si sono seduti attorno a un tavolo, guidati da Mario Draghi ed Enrico Letta, pronti a definire un’agenda comune di interventi o, almeno, a provarci.

Il quadro di partenza non è dei migliori. Proprio l’ex premier Draghi, che a settembre 2024 aveva presentato il suo Rapporto sulla competitività, ai leader ha ricordato “il deterioramento del panorama economico” dopo la presentazione della sua relazione e “l’urgenza di affrontare tutte le questioni sollevate in quella sede”. Sul piatto i dossier più caldi: la necessità di ridurre le barriere nel Mercato Unico, la frammentazione dei mercati azionari e gli sforzi per mobilitare i risparmi europei, il costo dell’energia, la possibilità di una preferenza europea mirata in alcuni settori. E, ancora, “la possibilità di cooperazioni rafforzate per procedere più rapidamente in alcuni di questi argomenti, se necessario, come previsto dai trattati”. Una nuova ‘strigliata’ che sottolinea “l’urgenza” di agire.

Al vertice l’Italia è arrivata a braccetto con Berlino. Il motore italo-tedesco c’è, ha detto la premier Giorgia Meloni al termine del prevertice del mattino, ma non è “contro qualcuno”. Ecco allora che il presidente francese, Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz si sono presentati insieme davanti alla stampa, come a voler fugare ogni dubbio sulla tenuta dei rapporti tra le due maggiori economie dell’Ue. “Siamo quasi sempre d’accordo“, ha ricordato Merz.

E al termine della giornata sono la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio Ue, Antonio Costa, a riassumere decisioni, progetti e volontà. “Vorrei essere chiaro: nel 2026 l’Europa manterrà le promesse. Lo abbiamo fatto l’anno scorso in materia di difesa. Lo faremo quest’anno in materia di competitività”, ha detto Costa.

L’ambizione è ‘One Europe, one market’ “e vogliamo raggiungerlo entro la fine del 2027”, ha ricordato von der Leyen, che al prossimo Consiglio europeo di marzo presenterà una tabella di marcia che mostrerà “in modo molto dettagliato: cosa faremo, le tempistiche, gli obiettivi e un chiaro limite di tempo anche per la realizzazione. L’ambizione è che questo documento sia approvato e concordato non solo dalla Commissione, ma anche dai due colegislatori, ovvero il Consiglio europeo e il Parlamento”.

La prossima tappa è proprio il Consiglio di marzo, al quale i 27 dovranno arrivare con una scelta ben precisa, cioè la definizione dei settori di ‘preferenza’. sulla base di “una solida analisi economica”, ha detto von der Leyen. L’obiettivo è quello di avere dei “campioni europei” e di rafforzare la produzione e le imprese del Vecchio Continente. Ed ecco perché, entro aprile, saranno presentate “le linee guida sulle fusioni” che saranno seguite “dalla consultazione con gli Stati membri”.

La roadmap delineata dai vertici Ue prevede anche di portare a termine entro giugno “la fase 1 dell’Unione del Risparmio e degli Investimenti, che comprende l’integrazione del mercato, la vigilanza e la cartolarizzazione, entro giugno”. Se entro tale data non ci saranno progressi sufficienti, “valuteremo l’introduzione di una cooperazione rafforzata”, ha spiegato von der Leyen. “Il punto fondamentale è che dobbiamo passare da 27 a 1. L’unica risposta efficace a ciò che Trump sta facendo contro l’Europa è passare a un mercato unico”, ha commentato Enrico Letta al termine del vertice.

Prima del prossimo vertice dei leader, la Commissione intende inoltre presentare l’Industrial Accellerator Act’, il progetto di legge europea per permettere la creazione di imprese in tempi più rapidi, con regole uguali ovunque e riconosciute in ogni Stato membro dell’Ue. Sempre prima del 19 marzo “presenteremo il 28esimo regime”, il quadro normativo per poter fare impresa in modo digitale, ha detto la presidente von der Leyen.

E’ morta Maria Franca Ferrero, aveva 87 anni. Lollobrigida: “Perdiamo un riferimento”

E’ scomparsa Maria Franca Ferrero, vedova del fondatore dell’omonima azienda di Alba e inventore della Nutella. Aveva 87 anni.

Nata Fissolo, nel 1962 sposa Michele Ferrero e dalla loro unione nascono Pietro, nel 1963, e Giovanni, l’anno successivo. Nel 1991 diventa presidente della Fonazione Ferrero, un punto di riferimento per chi ha lavorato e lavora in azienda, secondo i desideri del marito. La sede è ad Alba, vicino allo stabilimento. “Lavorare, creare, donare” sono i principi guida alla base delle attività gestite dalla Fondazione che riguardano soprattutto tre campi: la cultura, il sociale, l’impegno verso i giovani. Nel 2024, Maria Franca Fissolo, presidente di Ferrero International, è nominata Cavaliere di Gran Croce, il più alto degli ordini al merito della Repubblica italiana. Il decreto è stato firmato dal Presidente Mattarella il 24 ottobre 2024. A dicembre 2025 viene nominata presidente onoraria a vita della Fondazione. Con la nomina, spiegava il gruppo “continuerà con immutato impegno a collaborare alla vita della società, ed in particolare alla elaborazione ed allo sviluppo delle sue attività culturali e nel campo sociale gestite attraverso la Fondazione Piera, Pietro & Giovanni Ferrero di Alba, della quale è da tempo il suo apprezzato e stimato Presidente”.

Con la sua scomparsa, dice il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, “l’Italia perde una figura di riferimento che ha accompagnato la crescita di un simbolo dell’eccellenza italiana nel mondo e che si è distinta per la sua sensibilità e l’attenzione al prossimo. Resterà la testimonianza delle sue azioni, di una donna che ha saputo promuovere con passione e lungimiranza straordinarie iniziative culturali e di alto valore civile”.

“Oggi per il Piemonte è un giorno molto triste. Con la scomparsa di Maria Franca Ferrero – dice il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirioperdiamo una figura straordinaria, protagonista e partecipe della visionaria avventura industriale di suo marito Michele e della sua famiglia”. “Una donna di una sensibilità rara – aggiunge – che non faceva mai mancare un sorriso e un gesto di umanità a chiunque avesse a che fare con lei. Attenta, legata alla sua terra e sempre pronta a sostenere concretamente i tanti progetti solidali, sociali e culturali che senza il suo apporto in questi anni non avrebbero potuto vedere la luce. Da albese, poi, nato e vissuto accanto alla Ferrero, per me questa è anche la perdita di una persona cara a cui mi legava un profondo affetto. Per tutti noi albesi la signora Maria Franca era come una persona di famiglia: un riferimento, una sicurezza, una donna a cui abbiamo voluto tutti bene e a cui rimarremo sempre legati. Al figlio Giovanni e a tutta la famiglia le condoglianze mie e della Regione Piemonte. Ci mancherà. Ci mancherà moltissimo”.

 

Torna a Bruxelles Connact Annual Meeting: confronto tra 50 imprese e associazioni

Quasi 50 fra grandi aziende italiane e associazioni, centri di ricerca e realtà del terzo settore che insieme rappresentano il 44% del Pil italiano, saranno a Bruxelles oggi 4 febbraio per la seconda edizione dell’Annual Meeting di Connact, la piattaforma di eventi che favorisce il confronto tra soggetti privati e istituzioni attraverso momenti di incontro e networking. Con oltre 1000 miliardi di ricavi, una rappresentanza di 1,7 milioni imprese, cioè il 33,1% di tutte le aziende italiane, e 5,8 milioni di dipendenti, che rappresentano il 30% del totale di quelli italiani, le aziende, le associazioni e le organizzazioni protagoniste dell’evento incontreranno parlamentari, esponenti delle istituzioni europee, nazionali e regionali per confrontarsi sulle priorità che il Sistema Italia porrà al centro dell’agenda europea.

La nuova edizione dell’Annual Meeting dal titolo ‘Il Sistema Italia e le priorità dell’Unione europea’ – dalle ore 17 presso The Square, Mont des Arts/Kunstberg B-1000 Bruxelles – nasce proprio dalla necessità di incentivare l’incontro e il confronto tra sistema produttivo e decisori. L’incontro rappresenterà un’occasione per consolidare la presenza italiana a Bruxelles e per rafforzare il dialogo con le istituzioni europee. L’evento ha l’obiettivo di stimolare una collaborazione attiva e proattiva, fondamentale per affrontare le sfide future e cogliere le opportunità emergenti. Prevista la partecipazione anche di Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, Antonella Sberna, vicepresidente del Parlamento europeo, Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Federica Favi, Ambasciatore d’Italia in Belgio e Vincenzo Celeste, Rappresentante permanente dell’Italia presso l’Ue, insieme a Carlo Corazza, Direttore dell’Ufficio del Parlamento europeo in Italia.

Saranno 13 i tavoli tematici sui quali aziende, associazioni e organizzazioni si confronteranno con gli esponenti istituzionali. Con “Agri” si metterà al centro la riforma della PAC e le conseguenze per il mondo agricolo, europeo e italiano, mentre “Circular economy” sarà dedicato alle politiche e agli investimenti per accelerare l’economia circolare europea. Il tema della cooperazione industriale e del ruolo dell’industria italiana nel rafforzamento della difesa europea sarà invece discusso in “Defence & Security”, mentre “Democracy & Right” verterà sull’azione dell’Unione Europea tra crisi, migrazioni e tensioni internazionali.

“Finance & Insurance” sarà l’occasione per un focus su riforme e strumenti per convogliare il risparmio verso investimenti produttivi in Europa. La nuova agenda Ue sull’agroalimentare, tra sicurezza, tracciabilità e competitività sarà affrontata in “Food”. “Industry & Market” risponderà alla domanda: “quali sono e come agiscono gli strumenti Ue per l’innovazione e la resilienza produttiva?”.

“Media” sarà il tavolo nel quale saranno discussi il Media Freedom Act e l’AI Act e Digital Market Act per tutelare stampa, pluralismo e sviluppo del settore culturale. Si parlerà anche di trasporti sostenibili, decarbonizzazione, ammodernamento e sinergie tra politiche industriali per superare la crisi del settore automotive in “Mobility & Logistics”, mentre “Net & Tech” sarà dedicato al grande tema della sovranità tecnologica, della sicurezza e dell’autonomia strategica attraverso l’implementazione di infrastrutture e servizi TLC. Il ruolo chiave del farmaceutico e il supporto dell’ UE tra innovazione e autonomia sarà il centro del tavolo “Pharma and Medical Devices”. Infine “Research & Innovation” sarà dedicato alla politica europea su R&I tra sviluppo e sostegno ai ricercatori, imprese e innovatori.

Connact Annual Meeting è un evento organizzato dalla Fondazione Articolo 49 con l’Ufficio di Collegamento del Parlamento europeo in Italia. Con il patrocinio: AGID, Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, ANCI, ENEA, Consiglio Nazionale delle Ricerche, APRE, Camera di Commercio Belgo – Italiana, Regione Autonoma Valle D’Aosta, Regione Basilicata, Provincia autonoma di Bolzano, Regione Calabria, Regione Emilia Romagna, Regione Lazio, Regione Liguria, Regione Lombardia, Regione Molise, Regione Piemonte, Regione Toscana, Regione Umbria.

L’evento è promosso da A2A, Assonime, Autostrade per l’Italia, Barilla, Bracco, Centromarca, Gruppo Chiesi, CIA Agricoltori Italiani, CONAI, Confartigianato, Confcooperative, Confetra, Consiglio Nazionale del Notariato, Edison, ELT Group, Enel, Eni, Fastweb+Vodafone, Federalimentare, Federcasse, FLA FederlegnoArredo, Federvini, Gruppo Ferrero, FiberCop, Fincantieri, Generali, Gruppo FS, Intesa San Paolo, INWIT, IP Gruppo api, ITA Airways, Leonardo, Menarini Group, MFE – Media for Europe, Open Fiber, Pirelli & C., Snam, Terna, TIM, WindTre. Partner Scientifici: APRE, Consiglio Nazionale delle Ricerche (IBBA, ISPA, STEMS), ENEA, IAI Istituto Affari Internazionali, Centro studi delle camere di commercio Guglielmo Tagliacarne, Politecnico di Milano. Tra i relatori anche AGCOM, ASVIS, Intersos, AVSI, Save the children Italia, UNHCR.

Agence Europe, ANSA, Eunews, Gea Agency, Huffington post, L’Infografica, Radio Radicale, TGcom24, Vatican News sono media partner dell’iniziativa.

Timido aumento Pmi manifatturiero italiano, eurozona si rialza e Usa corrono

L’anno non parte bene per l’industria italiana. A gennaio il settore manifatturiero si contrae per il secondo mese consecutivo anche se suggerisce una ripresa a breve termine. Secondo l’indagine Hcob per S&P Global, l’indice principale è aumentato appena da 47,9 a 48,1 punti, segnando un secondo mese al di sotto della soglia di espansione di 50. Tra le cinque componenti maggiori del Pmi, solo l’occupazione ha indicato un’espansione. Gli esperti della Homburg Commercial Bank spiegano che a giocare un ruolo chiave è l’indicatore degli ordini, il cui volume totale è diminuito per il secondo mese consecutivo, anche se ad un tasso più lento di quelli osservati a fine 2025. Persistono le difficoltà sui mercati internazionali e infatti le vendite estere sono di nuovo diminuite, anche se non di tanto. “La domanda, sia domestica che estera, resta comunque fragile e le aziende riportano cancellazioni e condizioni di mercato complicate – spiega Nils Muller, junior economist della Hcob -. Gli ordini esteri, tranne le brevi riprese di maggio e novembre 2025, hanno continuato la tendenza di calo che ormai dura da quasi tre anni, anche se quest’ultimo è stato moderato”. Le ridotte esigenze delle imprese hanno dunque portato a un calo degli acquisti per ridurre le scorte. Ma anche con la diminuzione della domanda di fattori produttivi, i costi sono aumentati nettamente all’inizio dell’anno causando un nuovo aumento dei prezzi di vendita dei beni per la seconda volta in 3 mesi, suggerendo una pressione sui margini aziendali. Secondo Hcob, il tasso di inflazione è stato il maggiore dal novembre 2022. “I livelli occupazionali – aggiunge Muller – hanno fornito un raro barlume di speranza salendo per la prima volta in quattro mesi, poiché le aziende hanno assunto personale per lo più su base permanente, il che riflette migliori previsioni per i prossimi dodici mesi”. Lo stallo del manifatturiero italiano impedisce peraltro all’eurozona di rivedere quota 50 punti. Hcob-S&P segnalano infatti che la produzione a gennaio è aumentata per la decima volta negli ultimi 11 mesi: l’indice Pmi è rimasto comunque in territorio di contrazione (49,5 punti da 48,8) proprio perchè gli ordini sono diminuiti rispetto a dicembre, quando si era registrata la prima frenata del settore. Nel frattempo ci sono stati ancora tagli occupazionali e le aziende hanno ridotto i loro acquisti, anche se in questo caso la diminuzione è stata minima. La fiducia è comunque salita ai massimi registrati da febbraio 2022. I progressi comunque ci sono, “anche se a passo di lumaca”, come segnala Cyrus de la Rubia, capo economista della Hcob. In particolare, segnali incoraggianti sono arrivati da Grecia (indice Pmi a 54,2 punti, ai massimi da 5 mesi), Francia (51,2, al top da quasi 3 anni e mezzo) e Germania (49,1 dopo il crollo di dicembre). Diverso il discorso sulla Spagna, che negli ultimi due anni aveva segnato la crescita maggiore tra le 4 principali economie dell’eurozona: l’indice Pmi è sceso anche a gennaio dopo il calo di dicembre. Il segnale meno incoraggiante arriva sempre dai prezzi. L’analisi di Hcob conferma che il netto incremento del prezzo del gas naturale a gennaio e, a livello minore, quello del petrolio, hanno “sicuramente giocato un ruolo importante”. Secondo De La Rubia, l’impennata dei costi energetici potrebbe essere solo temporanea, dato che sembra connessa alle temperature invernali eccezionalmente fredde in Europa e Stati Uniti. Allo stesso tempo, una larga gamma di metalli industriali è diventata più cara a gennaio rispetto al mese precedente che, di per sé, non è necessariamente un segnale negativo poiché mostra una maggiore domanda a livello dell’industria globale. Ma, per le aziende che dipendono da metalli come rame, alluminio o nickel, questo incremento, assieme ai maggiori costi energetici, fa pressione sui margini. Nel frattempo corre il manifatturiero statunitense.  I dati di S&P Global di gennaio hanno segnalato “un miglioramento solido e più marcato delle condizioni operative del settore”, con il più forte aumento della produzione dal maggio 2022. Tuttavia, spiegano gli esperti, la crescita è stata in parte trainata dall’accumulo di scorte, poiché i nuovi ordini, nonostante siano tornati in espansione a gennaio, sono aumentati solo in misura modesta. I dazi doganali sono rimasti un tema rilevante nell’ultima indagine, facendo aumentare in misura maggiore i costi dei fattori produttivi e limitando la crescita della domanda, soprattutto dai mercati internazionali. L’indice principale del rapporto ha registrato un valore di 52,4 punti a gennaio (dai 51,8 del mese precedente).

Connact Annual Meeting torna a Bruxelles: 4/2 confronto tra quasi 50 aziende e associazioni

Quasi 50 fra grandi aziende italiane e associazioni, centri di ricerca e realtà del terzo settore che insieme rappresentano il 44% del Pil italiano, saranno a Bruxelles il prossimo 4 febbraio per la seconda edizione dell’Annual Meeting di Connact, la piattaforma di eventi che favorisce il confronto tra soggetti privati e istituzioni attraverso momenti di incontro e networking. Con oltre 1000 miliardi di ricavi, una rappresentanza di 1,7 milioni imprese, cioè il 33,1% di tutte le aziende italiane, e 5,8 milioni di dipendenti, che rappresentano il 30% del totale di quelli italiani, le aziende, le associazioni e le organizzazioni protagoniste dell’evento incontreranno parlamentari, esponenti delle istituzioni europee, nazionali e regionali per confrontarsi sulle priorità che il Sistema Italia porrà al centro dell’agenda europea.

La nuova edizione dell’Annual Meeting dal titolo ‘Il Sistema Italia e le priorità dell’Unione europea’ – dalle ore 17 presso The Square, Mont des Arts/Kunstberg B-1000 Bruxelles – nasce proprio dalla necessità di incentivare l’incontro e il confronto tra sistema produttivo e decisori. L’incontro rappresenterà un’occasione per consolidare la presenza italiana a Bruxelles e per rafforzare il dialogo con le istituzioni europee. L’evento ha l’obiettivo di stimolare una collaborazione attiva e proattiva, fondamentale per affrontare le sfide future e cogliere le opportunità emergenti. Prevista la partecipazione anche di Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, Antonella Sberna, vicepresidente del Parlamento europeo, Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Federica Favi, Ambasciatore d’Italia in Belgio e Vincenzo Celeste, Rappresentante permanente dell’Italia presso l’Ue, insieme a Carlo Corazza, Direttore dell’Ufficio del Parlamento europeo in Italia.

Saranno 13 i tavoli tematici sui quali aziende, associazioni e organizzazioni si confronteranno con gli esponenti istituzionali. Con “Agri” si metterà al centro la riforma della PAC e le conseguenze per il mondo agricolo, europeo e italiano, mentre “Circular economy” sarà dedicato alle politiche e agli investimenti per accelerare l’economia circolare europea. Il tema della cooperazione industriale e del ruolo dell’industria italiana nel rafforzamento della difesa europea sarà invece discusso in “Defence & Security”, mentre “Democracy & Right” verterà sull’azione dell’Unione Europea tra crisi, migrazioni e tensioni internazionali.

“Finance & Insurance” sarà l’occasione per un focus su riforme e strumenti per convogliare il risparmio verso investimenti produttivi in Europa. La nuova agenda Ue sull’agroalimentare, tra sicurezza, tracciabilità e competitività sarà affrontata in “Food”. “Industry & Market” risponderà alla domanda: “quali sono e come agiscono gli strumenti Ue per l’innovazione e la resilienza produttiva?”.

“Media” sarà il tavolo nel quale saranno discussi il Media Freedom Act e l’AI Act e Digital Market Act per tutelare stampa, pluralismo e sviluppo del settore culturale. Si parlerà anche di trasporti sostenibili, decarbonizzazione, ammodernamento e sinergie tra politiche industriali per superare la crisi del settore automotive in “Mobility & Logistics”, mentre “Net & Tech” sarà dedicato al grande tema della sovranità tecnologica, della sicurezza e dell’autonomia strategica attraverso l’implementazione di infrastrutture e servizi TLC. Il ruolo chiave del farmaceutico e il supporto dell’ UE tra innovazione e autonomia sarà il centro del tavolo “Pharma and Medical Devices”. Infine “Research & Innovation” sarà dedicato alla politica europea su R&I tra sviluppo e sostegno ai ricercatori, imprese e innovatori.

Connact Annual Meeting è un evento organizzato dalla Fondazione Articolo 49 con l’Ufficio di Collegamento del Parlamento europeo in Italia. Con il patrocinio: AGID, Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, ANCI, ENEA, Consiglio Nazionale delle Ricerche, APRE, Camera di Commercio Belgo – Italiana, Regione Autonoma Valle D’Aosta, Regione Basilicata, Provincia autonoma di Bolzano, Regione Calabria, Regione Emilia Romagna, Regione Lazio, Regione Liguria, Regione Lombardia, Regione Molise, Regione Piemonte, Regione Toscana, Regione Umbria.

L’evento è promosso da A2A, Assonime, Autostrade per l’Italia, Barilla, Bracco, Centromarca, Gruppo Chiesi, CIA Agricoltori Italiani, CONAI, Confartigianato, Confcooperative, Confetra, Consiglio Nazionale del Notariato, Edison, ELT Group, Enel, Eni, Fastweb+Vodafone, Federalimentare, Federcasse, FLA FederlegnoArredo, Federvini, Gruppo Ferrero, FiberCop, Fincantieri, Generali, Gruppo FS, Intesa San Paolo, INWIT, IP Gruppo api, ITA Airways, Leonardo, Menarini Group, MFE – Media for Europe, Open Fiber, Pirelli & C., Snam, Terna, TIM, WindTre. Partner Scientifici: APRE, Consiglio Nazionale delle Ricerche (IBBA, ISPA, STEMS), ENEA, IAI Istituto Affari Internazionali, Centro studi delle camere di commercio Guglielmo Tagliacarne, Politecnico di Milano. Tra i relatori anche AGCOM, ASVIS, Intersos, AVSI, Save the children Italia, UNHCR.

Agence Europe, ANSA, Eunews, Gea Agency, Huffington post, L’Infografica, Radio Radicale, TGcom24, Vatican News sono media partner dell’iniziativa.

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Alluminio, allarme Face: “Ue azzeri dazi sul primario e protegga rottami per salvare Pmi”

​L’industria europea dell’alluminio vive una fase complessa, stretta tra una geopolitica commerciale sempre più aggressiva e costi strutturali che rischiano di soffocare il comparto a valle. A spiegare le urgenze del settore è Mario Conserva, segretario generale della Federazione Europea Consumatori Alluminio (Face), che in un’intervista a GEA invita Bruxelles a intervenire con una strategia più pragmatica e meno difensiva.

​Secondo Conserva, poiché i dazi statunitensi su alluminio e derivati sono “ormai un dato di fatto consolidato”, l’Unione europea dovrebbe cambiare approccio agendo sulle leve che sono sotto il suo diretto controllo. La priorità assoluta è “l’azzeramento dei dazi sull’importazione di alluminio primario”. Mantenere barriere tariffarie interne sull’import di metallo grezzo, infatti, “significa solo limitare la competitività dei trasformatori europei, senza reali benefici industriali o geopolitici”.

La misura, inoltre, grava pesantemente sulle Pmi, ovvero il cuore pulsante del settore: il segmento a valle rappresenta oltre l’80% della forza lavoro e il 70% del fatturato dell’intera filiera. Senza una riduzione dei dazi sul grezzo da Paesi terzi, avverte l’esperto, le Pmi resterebbero schiacciate “tra l’aumento dei costi della materia prima e una concorrenza extra-Ue che gode di condizioni d’accesso decisamente più vantaggiose”.

Un altro problema riguarda la carenza di materia prima secondaria. Ogni anno, sostiene Conserva, l’Europa esporta circa 1,2 milioni di tonnellate di rottami di alluminio, una fuga di risorse che il segretario generale definisce come una “reale sottrazione” all’industria locale. La proposta di Face a Bruxelles è quindi di riconoscere ufficialmente i rottami di alluminio come materia prima critica. “È essenziale che si valutino opportuni vincoli regolatori all’export”, avverte Conserva. In caso contrario, l’Europa rischia di perdere uno dei suoi pochi vantaggi competitivi rimasti, disperdendo non solo il metallo ma anche il lungo patrimonio di competenze tecniche accumulato negli anni.

​Infine c’è il tema della transizione ecologica. Nonostante la sostenibilità sia l’obiettivo dichiarato dell’Ue, infatti, il contesto attuale rischia di renderla insostenibile economicamente. Con la produzione di alluminio primario in Europa ai minimi storici e i costi energetici fuori controllo, l’alluminio “green” rischia di trasformarsi in un “lusso industriale” per pochi, sostiene Conserva. ​Il futuro dell’alluminio in Europa, sostiene Face, non può quindi prescindere da una visione d’insieme che tuteli l’intera catena del valore. La sfida per la Commissione europea è ora chiara: azzerare i dazi sul primario, blindare le riserve di rottame e calmierare i costi energetici per evitare che il settore europeo venga definitivamente tagliato fuori dai mercati globali.

Stellantis entra in AI4I e Fondazione Chips-IT: adesione ufficializzata al Mimit

“Costruire un ecosistema dell’innovazione nazionale solido e competitivo, fatto di infrastrutture, capitale umano e ricerca avanzata”. E’ questo l’obiettivo che ha spinto Stellantis ad aderire all’Istituto italiano di intelligenza artificiale (AI4I) – il primo nazionale – nato su iniziativa del governo con sede a Torino, interamente dedicato all’applicazione dell’AI all’economia reale e alla Fondazione Chips-IT, primo polo nazionale di ricerca industriale e innovazione su chip e semiconduttori, che si trova a Pavia e che punta a rafforzare l’autonomia strategica dell’Italia e dell’Europa nella progettazione dei circuiti integrati. L’adesione del gruppo è stata ufficializzata oggi nel corso di una cerimonia che si è svolta a Palazzo Piacentini, sede del Mimit.

L’ingresso di Stellantis nei due progetti, ha spiegato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, “rafforza la competitività del sistema produttivo e promuove l’innovazione tecnologica del settore automotive”. Per il titolare del Mimit “si tratta di un segnale chiaro, perché il potenziamento delle capacità del Paese nei settori dell’intelligenza artificiale e dei semiconduttori è prioritario per la politica industriale”. La collaborazione virtuosa tra pubblico e privato “diventa così una leva strategica per accelerare ricerca e sviluppo e consolidare la sovranità tecnologica italiana ed europea”.

Per Stellantis, “la sinergia tra industria, università e centri di ricerca è fondamentale”, come ha ricordato Emanuele Cappellano, Chief Operating Officer per Enlarged Europe e European Brands, ed è per questo motivo che con il Mimit “abbiamo deciso di rendere l’adesione a queste realtà di ricerca altamente qualificate come parte integrante del nostro Piano di impegni per l’Italia”. “Sono certo – ha aggiunto – che grazie alla collaborazione con AI4I e Chips-IT rafforzeremo ulteriormente la leadership di Stellantis nell’innovazione tecnologica e insieme potremo valorizzare ancor di più le competenze della comunità scientifica e produttiva del nostro Paese, a beneficio di tutti i nostri clienti e delle società in cui operiamo”.

L’intesa rientra nel Piano d’azione per l’Italia concordato il 17 dicembre 2024 tra il gruppo automobilistico e il Mimit, al termine del Tavolo dedicato, e rappresenta un nuovo passo nella collaborazione tra pubblico e privato sul fronte della ricerca e dello sviluppo tecnologico.

AI4I si propone come hub nazionale e internazionale di ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico, in grado, ha spiegato il suo presidente, Fabio Pammolli, “di attrarre giovani talenti e leader scientifici, creare strumenti e servizi AI per le imprese, sostenere la nascita di nuove iniziative imprenditoriali e contribuire alla sovranità tecnologica italiana ed europea”.

Fondazione Chips-IT intende rafforzare la posizione dell’Italia e dell’Europa in un settore oggi fondamentale per la trasformazione digitale e la competitività industriale. “Stiamo crescendo rapidamente: oggi abbiamo più di quaranta dipendenti e contiamo di arrivare a circa 100 entro la fine del 2026. Sono attive tre linee di ricerca, a cui se ne aggiungeranno altre due nei prossimi mesi, tutte accomunate da concrete applicazioni, che vanno dalle telecomunicazioni alla produzione di energia, dal biomedicale ai sistemi radar”, ha sottolineato il presidente Alberto Sangiovanni-Vincentelli.

Le imprese aumentano fatturato e fiducia mentre crolla il sentiment dei consumatori

Aumenta la fiducia delle imprese italiane ma crolla quella dei consumatori a novembre. L’ultimo aggiornamento di Istat restituisce un quadro più che mai contrastato considerando anche la bassa crescita. Buone notizie arrivano dal mondo produttivo: il sentiment, in crescita per il quarto mese consecutivo, balza dai 94,4 punti di ottobre a 96,1, con il segmento manifatturiero che con 89,6 punti tocca persino il livello più alto da luglio 2023. L’indice di fiducia aumenta anche nei servizi di mercato (da 95,1 a 97,7) e nel commercio al dettaglio (da 105,2 a 107,3) mentre cala nelle costruzioni da 103,2 a 102,6.

L’istituto nazionale di statistica segnala che nell’industria tutte le componenti registrano una dinamica positiva, mentre nelle costruzioni gli imprenditori giudicano il livello degli ordini/piani di costruzione in peggioramento rispetto al mese scorso ma prevedono un aumento dell’occupazione. Nel terziario, migliorano le opinioni sull’attività e sul livello degli ordini ma calano le aspettative sugli ordini. In particolare, Istat spiega che nel commercio al dettaglio “migliorano decisamente” i giudizi sulle vendite mentre le “relative aspettative sono in calo e le scorte sono giudicate in accumulo”.

Discorso assai diverso per le famiglie. A novembre la fiducia è scesa di quasi 3 punti, portandosi a 95 punti, ai minimi da aprile, trascinata dal peggioramento delle valutazioni sulla situazione economica e dal clima personale. Tutte le componenti sono comunque in calo, soprattutto le attese sulla disoccupazione e le valutazioni relative al risparmio. Nonostante il bonus elettrodomestici e l’imminente tredicesima, peggiora peraltro anche l’opportunità all’acquisto di beni durevoli, segnale di un atteggiamento sempre più prudente che potrebbe deprimere ulteriormente i consumi nel quarto trimestre. Non a caso Confcommercio parla di “segnali poco rassicuranti”, per un “mood in pericolosa regressione”. Confesercenti vede “nubi addensarsi” sul Natale delle famiglie, mentre dal lato imprese commerciali il dato sulla fiducia è ritenuto “fisiologico” con l’arrivo anche del Black Friday.

Imprese che registrano persino una ripresa nel fatturato. Sempre secondo Istat, a settembre tornano a crescere su base mensile – in valore e in volume – sia l’indice destagionalizzato del fatturato dell’industria (rispettivamente +2,1% e +3%) sia quello dei servizi (+1,8% e +1,6%). Per l’industria, la dinamica congiunturale positiva è stata più marcata per la componente estera, mentre per i servizi gli incrementi maggiori hanno interessato il commercio all’ingrosso. Nel complesso del terzo trimestre si osserva una lieve crescita congiunturale in entrambi i comparti. Nel confronto annuo, il fatturato dell’industria registra un aumento del +3,4% in valore e del +3,5% in volume, mentre sui servizi si rileva un confortante +4,3% in valore e +3,7% in volume.

I dati Istat si abbinano a quelli diffusi dalla Commissione Ue. A novembre l’indicatore del clima economico (Esi) è rimasto sostanzialmente stabile sia nell’Ue che nell’area dell’euro (entrambi +0,2 punti a 96,8 e 97,0, rispettivamente). L’indicatore delle aspettative occupazionali è invece aumentato in entrambe le aree (Ue +1,1 punti a 98,8, zona euro +0,8 punti a 97,8). Entrambi gli indicatori continuano comunque a registrare valori inferiori alla loro media a lungo termine di 100. L’Esi pressoché invariato è il risultato di una maggiore fiducia nei servizi, nel commercio al dettaglio e nell’edilizia, che è stata quasi interamente compensata da una minore fiducia nell’industria (-0,7 punti). La fiducia dei consumatori è rimasta sostanzialmente stabile e tra le maggiori economie dell’Ue, l’Esi è migliorato in Spagna (+2,0), Italia (+1,1), Francia (+0,8) e Polonia (+0,5), mentre è rimasto sostanzialmente stabile in Germania e nei Paesi Bassi (entrambi -0,3).