Categories: Economia

Stop a produzione di fertilizzanti fino a fine 2022, agricoltori rinunciano alle semine

Il fenomeno dei rincari sta riguardando praticamente tutti i settori produttivi e il comparto dei fertilizzanti non fa eccezione. Secondo i dati di Eurostat, l’aumento nel secondo trimestre del 2022, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, è del 116%. Un’impennata con delle inevitabili ripercussioni anche su tutti i settori che sono strettamente legati all’utilizzo dei fertilizzanti ma che trova origine ben prima dell’emergenza innescata dal conflitto in Ucraina, come ha spiegato a GEA Francesco Caterini, Vice President di Yara Italia, una delle principali aziende del settore a livello mondiale. “L’aumento delle materie prime – dice – è iniziato prima dello scoppio della guerra, ma questa è stata la causa scatenante di un’ulteriore escalation. Russia e Bielorussia sono importanti produttori ed esportatori di fertilizzanti e le sanzioni hanno rivoluzionato i flussi internazionali. Ma la guerra ha inciso in modo sostanziale sul prezzo del gas. Il metano è materia prima per la produzione di ammoniaca e quindi di urea, il fertilizzante azotato più diffuso nel mondo“. Yara produce ammoniaca e urea a Ferrara e, a causa dell’alto prezzo del gas, “abbiamo fermato le produzioni a inizio giugno e ad oggi sono ancora ferme, con prospettiva di non riavviare l’impianto fino alla fine dell’anno”.

Le previsioni di Caterini, almeno per i prossimi sei mesi, sono quelle di uno scenario sostanzialmente immutato, sia a livello generale, sia nel caso specifico di Yara: “Prevediamo che, con limitate oscillazioni, i prezzi resteranno stabili su livelli alti nei prossimi sei mesi. Più difficile una previsione che arrivi ai 12 mesi. Qui sarà possibile un ribasso, ma i prezzi resteranno su livelli ben più alti di quelli pre-crisi. In Italia le produzioni sono ferme a Ferrara – prosegue – mentre a Ravenna produciamo nitrati e NPK importando ammoniaca. Gli altri stabilimenti europei di Yara producono a carico ridotto. Più in generale tutti i produttori europei di fertilizzanti hanno ridotto e, in alcuni casi, fermato le produzioni”.

I contatti degli agronomi di Yara con le aziende agrari sono frequenti e questo consente di toccare con mano anche quelli che possono essere i problemi a livello territoriale: “Il clima è pesante – ammette Caterini – anche se non percepiamo il rischio di molte chiusure a breve. I prezzi dei cereali sono molto aumentati rispetto allo scorso anno e i cerealicoltori del Nord hanno potuto compensare i maggiori costi. Al Sud invece le rese sono state basse e molti agricoltori hanno poca liquidità”. La risposta sarà dunque molto varia a seconda delle dimensioni e delle decisioni delle singole realtà: “Ci saranno agricoltori che rinunceranno alle semine in attesa di periodi migliori e altri che cercheranno di risparmiare comprando fertilizzanti di poco valore, con una scelta più emotiva che razionale. I fertilizzanti sono disciplinati da leggi rigorose e ci sono organismi di controllo. La sicurezza alimentare non è a rischio. Uno scarso uso dei fertilizzanti porterà sicuramente a minori rese e quindi a minori produzioni. Il rischio più probabile è la scarsità delle produzioni agricole e quindi del cibo. Dobbiamo inoltre ricordare che i maggiori costi che le aziende agrarie devono sostenere non sono solo legati all’acquisto dei fertilizzanti, ma a molti mezzi tecnici, oltre ai costi per energia e carburanti agricoli”, aggiunge.

Uno dei temi più affrontati in questi mesi riguarda la necessità di interventi a livello istituzionale, in Italia e in Europa, per sostenere al meglio le aziende. “La situazione è complessa – riconosce il vice president di Yara Italia – e le decisioni vengono prese a livello europeo. Rendere disponibile il gas a prezzi ragionevoli è la prima necessità. La disponibilità per gli agricoltori di fertilizzanti prodotti in Italia è fondamentale per evitare la totale dipendenza dalle importazioni e quindi da possibili speculazioni. Dal nostro punto di vista, diventa fondamentale accelerare un processo di transizione verso una produzione di fertilizzanti più sostenibile, che richiede però investimenti su larga scala. Abbiamo chiesto alla Commissione Europea di aumentare le risorse a disposizione del nostro settore”.

Nadia Bisson

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