Categories: EnergiaApertura

La guerra ridisegna il mercato del gas. Aie: “Effetti oltre il 2026, offerta limitata e prezzi più alti”

Le tensioni geopolitiche tornano a scuotere il mercato del gas. Al Ttf di Amsterdam il prezzo del metano è risalito fino oltre i 46,6 euro/MWh alle prime ore della seduta, con un rialzo del 5,7%, dopo le notizie provenienti dallo Stretto di Hormuz, dove una nave metaniera del Qatar è stata colpita mentre lasciava il passaggio strategico. L’episodio ha riportato in primo piano la vulnerabilità di una rotta cruciale per il commercio mondiale di Gnl, proprio mentre l’arrivo di una nuova ondata di caldo nell’Europa nord-occidentale alimenta le aspettative di maggiore domanda elettrica legata alla climatizzazione.

La volatilità delle ultime sedute conferma il quadro delineato dall’ultimo ‘Gas Market Report’ dell’Agenzia internazionale dell’Energia (Aie): il riequilibrio del mercato avviato nella seconda metà del 2025 è stato interrotto dallo shock in Medio Oriente, con la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz che ha coinvolto flussi pari a quasi il 20% dell’offerta globale di Gnl. La conseguenza è stata una nuova fiammata dei prezzi, con il Ttf e il benchmark asiatico Jkm che nel secondo trimestre hanno registrato livelli medi tra i più elevati dal 2022.

Secondo l’Aie, nel 2026 la domanda mondiale di gas è destinata a diminuire dello 0,5%, pari a circa 20 miliardi di metri cubi: sarebbe il terzo calo annuale in sette anni dopo quelli del 2020 e del 2022. A pesare non è soltanto il rallentamento dei consumi, ma soprattutto l’effetto dei prezzi elevati, che stanno spingendo diversi mercati a ridurre l’utilizzo del gas o a ricorrere a combustibili alternativi.

L’impatto della crisi sarà molto diverso a seconda delle aree geografiche. In Medio Oriente la domanda è attesa in contrazione di circa il 4%, il primo calo annuale dal 1993, a causa dei danni alle infrastrutture e della riduzione dell’attività industriale. Particolarmente esposto è il settore dei fertilizzanti, dove il gas rappresenta sia una fonte energetica sia una materia prima indispensabile per la produzione di ammoniaca e urea. Il conflitto ha ridotto le esportazioni di fertilizzanti dal Golfo, mentre il caro-gas sta penalizzando gli impianti produttivi in Asia ed Europa. L’Aie segnala inoltre una minore produzione in alcuni Paesi asiatici, tra cui Bangladesh, India e Pakistan, che dipendono dalle forniture mediorientali. Un prolungamento della fase di prezzi elevati potrebbe quindi tradursi in maggiori costi agricoli e nuove pressioni sulla sicurezza alimentare, soprattutto nelle economie più fragili.

Anche l’Asia risente delle tensioni: la domanda di gas è prevista in calo dello 0,5%, con il ritorno del carbone nella generazione elettrica in alcuni mercati. In Cina, tra marzo e giugno, i consumi sono diminuiti di circa il 4% su base annua, contribuendo alla riduzione delle importazioni di Gnl del 12%. In Europa la domanda dovrebbe scendere di oltre il 2%, grazie alla crescita delle rinnovabili ma anche per effetto dei prezzi ancora elevati.

Nonostante lo shock proveniente dal Golfo, l’Aie ritiene che l’offerta globale di Gnl possa rimanere sostanzialmente stabile nel 2026 grazie al contributo di nuovi progetti in Nord America, Africa e Australia. La perdita di forniture da Qatar ed Emirati Arabi Uniti dovrebbe essere in larga parte compensata, anche se eventuali ritardi nella ripresa dei flussi attraverso Hormuz potrebbero mantenere il mercato sotto pressione fino al 2027.

Una prospettiva di lungo periodo arriva dal ‘World LNG Report 2026’ dell’International Gas Union (Igu), che evidenzia una fase di forte espansione del settore. Nel 2025 il commercio mondiale di Gnl ha raggiunto il record di 437 milioni di tonnellate, in crescita del 6,3%, mentre gli investimenti in nuova capacità hanno toccato il livello più alto dal 2019. La mappa aggiornata del mercato vede gli Stati Uniti consolidare il ruolo di primo esportatore mondiale con 110,7 milioni di tonnellate di Gnl fornite nel 2025. Seguono il Qatar con 81,5 milioni di tonnellate, l’Australia con 80,3 milioni e la Russia con 30,5 milioni. Sul fronte della domanda, l’Europa è stata l’area che ha registrato il maggiore incremento degli acquisti, con importazioni salite di 26,1 milioni di tonnellate rispetto al 2024, fino a quota 126,1 milioni.

Secondo l’Igu, la crescita del Gnl continuerà nei prossimi anni grazie alla maggiore domanda di elettricità, all’industrializzazione delle economie emergenti e allo sviluppo dei data center legati all’intelligenza artificiale. Il settore dispone oggi di una rete più flessibile rispetto al passato, capace di ridistribuire rapidamente i carichi verso i mercati più esposti.

Chiara Troiano

Recent Posts

Iran, Trump: Italia e Germania ci hanno voltato le spalle

"Noi non abbiamo bisogno di aiuto dopo che la guerra è finita. Ecco, non abbiamo…

13 minuti ago

Lavoro, Ocse: +0,9% salari nel 2026 e +0,2% nel 2027

Secondo l'ultimo report dell'Ocse, in Italia il recente aumento dei prezzi dell'energia sta spingendo al…

49 minuti ago

Lavoro, Ocse: Occupazione a massimi storici ma sotto media e bassa crescita salari

Il mercato del lavoro dell'Ocse rimane resiliente, con tassi di occupazione e di partecipazione alla…

51 minuti ago

Nato, Zelensky: Europa ha bisogno di suo sistema anti-missili balistici

"’Europa ha bisogno di capacità proprie contro i sistemi balistici. Tutti voi e tutti i…

2 ore ago

Nato, Zelensky: Ucraina in Alleanza atlantica fonte di straordinaria sicurezza

“Ho una domanda per voi. Credete davvero, credete davvero che sarebbe giusto lasciare fuori dalla…

2 ore ago

Nato, Trump atterrato ad Ankara: previsti incontri con Erdogan e Zelensky

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è arrivato ad Ankara per partecipare al vertice…

2 ore ago