Nonostante il clima sempre meno favorevole in Europa e negli Stati Uniti, Lvmh intende mantenere “fermamente la rotta” della sostenibilità. Ne è convinta Hélène Valade, direttrice dello sviluppo ambientale del gruppo proprietario di circa 75 marchi (tra cui Louis Vuitton, Dior, Moët Hennessy, Guerlain), per cui l’attenzione all’ambiente è “una componente essenziale del marchio, per i giovani, e per l’immagine“.
Soprattutto, “non si può tornare indietro perché si vedono gli effetti concreti del cambiamento climatico”, scandisce. Interrogata sugli effetti dell’amministrazione Trump sugli impegni ambientali, Valade sottolinea “l’eterogeneità di ciò che sta accadendo negli Stati Uniti a seconda degli Stati”. E non dimentica “il rallentamento normativo” in Europa.
All’inizio di aprile il Parlamento europeo ha approvato l’entrata in vigore di due leggi che impongono alle imprese nuove regole in materia di ambiente e rispetto dei diritti umani. Un voto che, ad esempio, rinvia al 2028 l’obbligo di pubblicazione delle informazioni in materia di sostenibilità (CSRD) per le imprese (rispetto al 2026 o 2027 precedenti). Ma “il motore” della sostenibilità “non è solo normativo”, ricorda Valade.
Il programma di Lvmh Life 360, contiene obiettivi da raggiungere per il 2023, 2026 e 2030 in materia di “circolarità creativa” (ad esempio, favorire il riciclaggio), di biodiversità, clima, tracciabilità e trasparenza. Nel 2024 sono stati riportati circa 10 milioni di prodotti per essere riparati o riciclati. Allo stesso modo, nei profumi e nei cosmetici, decollano le ricariche. Secondo la responsabile, gli obiettivi per il 2026 sul consumo energetico (nei laboratori e nei negozi) del gruppo sono già stati raggiunti. Sulla riduzione delle emissioni di gas serra lungo l’intera catena del valore e la riduzione del consumo di acqua (Scope 3), si sta andando nella giusta direzione, ma, avverte, “ci vorrà tempo”.
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