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La direttiva ‘case green’ supera anche lo scoglio del Parlamento Ue

La revisione della direttiva sulla prestazione energetica degli edifici – quella che più impropriamente è conosciuta come ‘direttiva case green’ – supera un grosso scoglio e ora la palla passa ai 27 governi Ue. Con 370 voti a favore, 199 contrari e 46 astenuti, la sessione plenaria del Parlamento Europeo ha approvato l’intesa raggiunta il 7 dicembre 2023 sui nuovi standard energetici del parco immobiliare dell’Ue, per ridurre un impatto che al momento si attesta a circa il 40% del consumo energetico europeo e del 36% delle emissioni di CO2.

All’emiciclo di Strasburgo la maggioranza parlamentare si è confermata sull’approvazione degli obiettivi temporali per alzare gli standard energetici, nonostante alcune defezioni tra i popolari europei (tra cui gli eurodeputati di Forza Italia). A partire dal 2030 tutti i nuovi edifici residenziali dovranno essere costruiti per essere a emissioni zero – a partire dal 2028 invece per gli edifici pubblici – con l’intero patrimonio edilizio climaticamente neutro entro il 2050. Per i privati non c’è alcuna imposizione di un obbligo universale di ristrutturazioni edilizie, ma sarà necessario attendere la definizione dei piani nazionali adattabili, che prevedono un intervento medio su tutto l’insieme degli edifici (con due target al 2030 e al 2035). Saranno i singoli Paesi membri a definire gli standard di rendimento energetico minimo e a decidere quali fabbricati e quale livello di ristrutturazione sarà necessario: potranno concentrarsi sugli edifici più vecchi con classi di prestazione energetica elevate, oppure su quelli di dimensioni più ampie e più inquinanti.

Il testo negoziato tra i co-legislatori e approvato dal Parlamento Ue abbandona l’idea di inserire requisiti di ristrutturazione per i singoli edifici basati su classi energetiche armonizzate e stabilisce medie di riferimento per ciascuno Stato sull’intero patrimonio edilizio. Per gli edifici non residenziali, il 16% di quelli con le peggiori prestazioni sarà destinato alla ristrutturazione entro il 2030 e il 26% entro il 2033. Agli edifici residenziali si applicherà un obiettivo di riduzione del consumo energetico del 16% al 2030 e del 20-22% entro il 2035. Le misure di ristrutturazione adottate dal 2020 saranno conteggiate ai fini dell’obiettivo ed è prevista una clausola aggiuntiva che premia gli Stati membri che hanno adottato misure tempestive.

Sono previste esenzioni per edifici storici e agricoli, e i Paesi membri possono decidere di escludere anche gli edifici protetti per il particolare valore architettonico o storico, gli edifici temporanei, le chiese e i luoghi di culto. Posticipato al 2040 l’obbligo di abbandonare caldaie alimentate da combustibili fossili per riscaldamento e nel raffreddamento, ma cesseranno entro il 2025 i sussidi per le caldaie autonome a combustibili fossili. Saranno invece ancora possibili incentivi finanziari per i sistemi di riscaldamento che usano una quantità “significativa” di energia rinnovabile, come quelli che combinano una caldaia con un impianto solare termico o una pompa di calore. A proposito di rinnovabili, l’obbligo installazione di pannelli solari sui tetti riguarderà gli edifici pubblici e non residenziali “in funzione delle loro dimensioni” e tutti i nuovi edifici residenziali entro il 2030. Dopo la pubblicazione del testo in Gazzetta ufficiale dell’Ue, l’attuazione delle norme sulla prestazione energetica degli edifici dovrebbe iniziare nel 2026.

Chiara Troiano

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