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Trump concede all’Iran un tempo limitato. Vance: “Fatti molti progressi”

Dopo aver sospeso l’attacco all’Iran, che era in programma per martedì, perché sono “in corso seri negoziati”, il presidente Usa Donald Trump torna sulla questione precisando che a Teheran comunque intende concedere un “tempo limitato”. Due o tre giorni, forse l’inizio della settimana prossima, spiega mentre ispeziona i lavori della ballroom della Casa Bianca con i giornalisti. Sempre fermo sull’idea che l’Iran non possa avere l’arma nucleare perché “non ho dubbi che la userebbe. Sarebbe un olocausto nucleare. Non consentirò che questo accada sotto i miei occhi“. E, per quanto i colloqui siano in corso, il tycoon frena l’ottimismo: “Sono stato chiamato ieri e mi è stato chiesto di cancellare l’attacco perché si è vicini a un accordo. L’ho sentito anche in passato ma poi hanno cambiato idea“.

A parlare dalla Casa Bianca per il press briefing settimanale, in attesa del ritorno della portavoce Karoline Leavitt in congedo di maternità, è addirittura il vicepresidente JD Vance. Ribadendo, ancora una volta, come la “linea rossa” per Washington nei negoziati sia l’abbandono dell’arma nucleare da parte di Teheran. “Pensiamo di aver fatto molti progressi. Pensiamo che gli iraniani vogliano concludere un accordo. Il Presidente degli Stati Uniti ci ha chiesto di negoziare in buona fede, ed è esattamente ciò che abbiamo fatto. Quindi, siamo in una posizione piuttosto buona“, spiega ai giornalisti, precisando però che “c’è un’opzione B. E l’opzione B è che possiamo riavviare la campagna militare per continuare a perseguire il caso, per continuare a cercare di raggiungere gli obiettivi dell’America. E possiamo parlare un po’ di come sarebbe, ma non è quello che vuole il presidente, e non credo sia nemmeno quello che vogliono gli iraniani”. “Come mi ha appena detto il presidente, siamo pronti a tutto. Non vogliamo percorrere quella strada, ma il presidente è disposto e in grado di farlo se necessario“, aggiunge. E ci tiene a sottolineare che “questa non sarà una situazione che durerà per sempre. Penso che molti americani, specialmente della mia generazione, che sono preoccupati per conflitti infiniti e senza fine, debbano ricordare che lei ha parlato di 11 settimane, gran parte delle quali sono state di cessate il fuoco. Questa non è una guerra senza fine. Porteremo a termine il nostro compito e torneremo a casa. Questo è ciò che il Presidente ha promesso ed è esattamente ciò che manterrà“.

Intanto nel resto del mondo una delle preoccupazioni principali rimane lo Stretto di Hormuz. In una conferenza stampa al termine del vertice dei ministri delle Finanze del G7, il ministro dell’Economia e delle Finanze francese, Roland Lescure, parlando a nome dei partecipanti, ribadisce il suo appello per la riapertura dello Stretto e la fine del conflitto in Medio Oriente. “Lo Stretto di Hormuz deve essere riaperto, e senza costi di transito“, sottolinea. “Sappiamo che più aspettiamo, più difficile sarà per le nostre economie”. “Riconosciamo che l’incertezza economica globale ha accresciuto i rischi per la crescita e per l’inflazione nel contesto del conflitto in corso in Medio Oriente, in particolare attraverso le pressioni sulle catene di approvvigionamento di energia, cibo e fertilizzanti, che colpiscono in modo particolare i paesi più vulnerabili – si legge nella nota -. Per mitigare questi impatti negativi, riconosciamo che un rapido ritorno al transito libero e sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz e una soluzione duratura al conflitto sono imperativi“.

Chiara Troiano

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