Tajani sente Araghchi: “Riprendere negoziati”. Italia pronta a inviare 4 navi a Hormuz: 2 cacciamine

L’Italia è pronta a fare la sua parte per proteggere lo Stretto di Hormuz, ma è necessario che si arrivi a un cessate il fuoco stabile. Antonio Tajani sente il ministro degli Esteri iraniano, Seyyed Abbas Araghchi, insistendo sulla necessità di proseguire il dialogo a Islamabad e raggiungere un accordo per la pace.

“Ho ribadito l’importanza della libertà di circolazione a Hormuz, di tutelare i paesi dell’area del Golfo, di non procedere nell’uso militare del nucleare”, riferisce il vicepremier italiano, che a Teheran domanda di spingere Hezbollah ad arrivare a un accordo con Israele, ricordando che Roma si offre di ospitare i colloqui tra Beirut e Tel Aviv. “Lavoriamo per la pace, per noi la libertà di navigazione a Hormuz è fondamentale”, afferma. Anche il capo di Stato maggiore della Marina militare, Giuseppe Berutti Bergotto, in Commissione Difesa alla Camera assicura che la Marina è pronta a effettuare un’operazione di sminamento. “Ovviamente queste operazioni devono essere fatte in una situazione non conflittuale perché sono molto delicate e come tutte le operazioni in aree delicate comportano dei rischi”, spiega. Le navi sono pronte a partire, “in accordo con le indicazioni che riceviamo dal governo”, chiarisce il capo di Stato maggiore.

Il sottosegretario alla Difesa, Matteo Perego di Cremnago, continua ad auspicare che ci sia una missione Onu, ma fa eco al ministro Guido Crosetto ribadendo che non è escluso che si proceda anche in assenza di egida. La missione però dev’essere difensiva, in un contesto di cessazione delle osptilità e deve prevedere una partecipazione “il più ampia possibile”.

L’Italia intende inviare due cacciamine, navi in vetroresina con bassa segnatura magnetica, con apparecchiature sonar che permettono di identificare le mine e poi con dei droni robot autonomi per disinnescarle. Andrebbero a sminare due tipi di mine: quelle da fondo e quelle ormeggiate, che hanno una base sul fondo, una catena e sono semi galleggianti. “Abbiamo otto cacciamine disponibili a La Spezia”, rende noto Berutti Bergotto. La pianificazione prudenziale da inviare nello stretto di Hormuz che ha fatto il Capo di Stato Maggiore prevede un gruppo basato su due cacciamine, con un’unità di scorta e un’unità logistica.

Oltre all’Italia, in Europa a possedere dei cacciamine sono Francia, Inghilterra e un gruppo congiunto tra l’Olanda e il Belgio. Ma l’Italia ha la marina di riferimento nel campo dello sminamento: “Abbiamo la tecnologia, abbiamo delle navi che sono costruite negli anni ’90, però nel corso del periodo sono sempre state ammodernate”, precisa l’ammiraglio, parlando di navi con una doppia capacità: quella da scafo e quella data dall’utilizzo da mezzi a pilotaggio remoto. “L’Italia in questo ha delle capacità riconosciute internazionalmente, per cui siamo disposti ad inviarle”, scandisce Perego, spiegando che ci vorranno due-tre settimane per l’invio di questi assetti che partono dalla cittadina ligure.

mariaelena.ribezzo

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