GUIDO CROSETTO, MINISTRO DELLA DIFESA
L’avanzata degli Houthi lungo la costa occidentale dello Yemen, con la conquista di Mokha e dell’isola di Mayyun, modifica gli equilibri attorno allo stretto di Bab el-Mandeb, passaggio strategico che collega l’Oceano Indiano al Mar Rosso, al canale di Suez e al Mediterraneo. Il controllo di posizioni nello stretto consente agli Houthi di aumentare la pressione sul traffico commerciale ed energetico internazionale. Ed è per questo che Roma accelera e sorpassa a destra: “ho deciso, insieme al Capo di Stato Maggiore della Difesa, di attivare la Marina Militare per predisporre quanto necessario per garantire il transito in sicurezza delle navi italiane” nello stretto di Bal el Mandeb”, annuncia il ministro della Difesa Guido Crosetto.
Nei giorni scorsi il gruppo ribelle yemenita ha dichiarato che il traffico attraverso lo stretto rimane “libero e sicuro” per tutte le imbarcazioni ad eccezione di quelle saudite. Il nodo è che il passaggio in quella piccola porzione di mare era considerato rischioso già ben prima dell’ultima escalation. Tanto che dal 2024 l’Unione europea ha avviato Aspides, la missione militare difensiva di sicurezza marittima, nata per proteggere le navi mercantili dagli attacchi dei ribelli tra Mar Rosso, Golfo di Aden, Mar Arabico, Golfo di Oman e Golfo Persico. Ma, “di fronte alla difficile situazione che si sta ripresentando nello stretto di Bab el-Mandeb, che si aggiunge alla crisi di Hormuz e alle conseguenze economiche delle numerose tensioni internazionali” l’Italia ha ritenuto opportuno “non aspettare che sia Aspides a decidere se le navi possono passare o meno”, spiega Crosetto. “Abbiamo le capacità per proteggerne il passaggio e per acquisire le informazioni utili e necessarie attraverso l’opera del comparto e la cooperazione con noi – continua il ministro – Non possiamo permettere che ritardi decisionali burocratici aggravino una situazione già complessa, con conseguenze dirette sulla nostra economia e sulla vita dei cittadini”.
Intanto, per cercare di sedare una situazione che sta mettendo in allarme il commercio di tutto il mondo, la Cina ha chiesto privatamente all’Iran di usare la propria influenza per contenere gli Houthi in Yemen, dopo un appello dell’Arabia Saudita a Pechino. Secondo Reuters, il messaggio privato di Pechino a Teheran è andato oltre le dichiarazioni pubbliche cinesi, che hanno invocato moderazione, dialogo e il ripristino della sicurezza della navigazione. La Cina vuole che l’Iran contribuisca, attraverso la propria influenza sugli Houthi, a evitare che il conflitto si estenda alle rotte energetiche strategiche per la sua economia. Teheran, sempre secondo le fonti, ha risposto sostenendo che la stabilità e la pace nella regione dipendono dalla fine della guerra tra Usa e Israele contro l’Iran. Dal canto suo Pechino non ha minacciato esplicitamente conseguenze né indicato l’intenzione di esercitare pressioni economiche su Teheran.
Una svolta potrebbe avvenire la prossima settimana quando Donald Trump dovrebbe incontrare i leader del Golfo a margine dell’Assemblea generale dell’Onu a New York, per discutere i passi successivi sul conflitto. “Speriamo di essere vicini alla fine della guerra”, ha detto il presidente americano appena sceso dall’Air Force One in North Carolina. Intanto le Guardie della rivoluzione islamica iraniana hanno affermato che qualunque errore di valutazione da parte del “nemico” riceverà una dura risposta.
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