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Meloni: “Crisi geopolitiche pesano sulla crescita. Delega nucleare entro l’estate”

La crescita lenta e poco incisiva rientra in un “quadro economico internazionale particolarmente complesso”, dove “le tensioni geopolitiche incidono e incideranno”. Il quinto premier time di Giorgia Meloni, il terzo al Senato, spazia dalla crisi energetica ai salari, al Sud, le tasse, il Piano casa.

La strategia, comunque, non cambia: anche nell’ultimo anno di legislatura l’intenzione è continuare sui tre pilastri scelti dal governo: “Rafforzare i salari e il potere d’acquisto, incentivare le aziende che assumono e che investono e sostenere le famiglie e la natalità”. Su ogni punto elenca le misure adottate: taglio dell’Irpef, regime forfettario anche agli autonomi, detassazione degli aumenti sui rinnovi contrattuali, Iperammortamento, Zes Unica del Mezzogiorno, bonus mamme lavoratrici, tre mesi di congedo parentale all’80%, aumento dell’assegno unico, bonus nido. Mosse che, a dire della presidente del Consiglio, consentono di avere ancora tanto affetto dalla gente, come ha percepito lei stessa sabato scorso al supermercato andando a fare la spesa, perché “non rinuncio a fare la mia vita e a stare in mezzo alla gente“.

Il giro di interrogazioni inizia con Azione, che propone una cabina di regia maggioranza-opposizioni-Palazzo Chigi per affrontare le questioni più rilevanti, perché nella fase storica che viviamo “dovrebbe esserci meno spazio per la polemica e più spazio per un confronto concreto sulle grandi questioni strategiche che riguardano l’Italia”. Meloni apre la porta, anzi la lascia aperta per la precisione, ma solo a chi “vuole confrontarsi nel merito”, senza passerelle, accusa che – ricorda – le fu rivolta quando invitò alla discussione i partiti della minoranza allo scoppio della crisi in Iran.

Proprio l’azione militare congiunta di Usa e Israele, oggi, è la causa degli aumenti del prezzo del petrolio, dunque dei carburanti, e del gas. Criticità che si vanno ad aggiungere agli effetti delle tensioni nell’intero Medio Oriente, ma anche in Ucraina, dove la pace tra Kiev e Mosca è un tema avvolto dall’incertezza. La premier rivendica le azioni del suo governo, soprattutto sul tema dell’energia: “Ci abbiamo lavorato sin dall’inizio, partendo dal Gas release ai provvedimenti su nucleare, i decreti Bollette, che reperivano parte delle risorse per calmierare le bollette tassando le aziende produttrici, cosa che non era mai accaduta in passato; ma anche a livello internazionale ci muoviamo per la diversificazione delle fonti”.

Conferma la scelta di andare avanti sull’inserimento della produzione di energia nucleare nel mix italiano, annunciando che “entro l’estate saranno approvati legge delega e decreti attuativi”. Sulle rinnovabili il passaggio, invece, è breve, stimolato dall’interrogazione del capogruppo M5S, Stefano Patuanelli, e riguarda le Cer, provvedimento che non decolla ancora come dovrebbe: “Credo ci fosse molta più incertezza quando la norma è stata creata, perché era scritta in maniera sbagliata, rendendola nei fatti inattuabile. Noi l’abbiamo resa operativa” e ora il problema riguarda l’eccesso di domanda. “Quando le istruttorie saranno concluse capiremo anche quanti ulteriori risorse dovessero servire per coprire tutte le richieste ammissibili”, assicura Meloni.

Nell’ora e mezza di domande e risposte c’è anche spazio per qualche scintilla con le opposizioni, in particolare con Matteo Renzi, che definisce il governo “la famiglia Addams”, elencando quelle che ritiene le manchevolezze dell’esecutivo. La premier non porge l’altra guancia e controbatte: “Si invoca la presenza del presidente del Consiglio in aula praticamente ogni giorno per potersi confrontare sui temi della politica e ogni volta che si viene qui, al netto di accuse e insulti, c’è oggettivamente poco di cui parlare”. Al leader di Italia viva, però, risponde anche su argomenti concreti come il Pnrr: “Ad oggi l’Italia ha incassato 153 miliardi e sarà liquidata la nona rata nelle prossime settimane. Al 31 marzo 2026 la spesa certificata ammonta a 117 miliardi, pari al 76% del totale, a cui si aggiungono 24 miliardi di strumenti finanziari. Direi – rivendica Meloni – che abbiamo fatto un buon lavoro”.

Nel frattempo, a Palazzo Chigi arriva un altro problema da risolvere, perché il sottosegretario al Mef, Federico Freni, annuncia a Repubblica di aver fatto un passo indietro nella corsa alla Presidenza della Consob. Se Matteo Salvini non la prende bene e fila via dalla Camera, dopo il question time, senza avere voglia di rispondere ai cronisti, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, sceglie l’ironia per esorcizzare il momento: “Sono decisioni sue, che rispetto. Io sono contento, così resta a lavorare con me”. Una risata allunga di sicuro la vita, ma non risolve rebus. La partita ricomincia.

Chiara Troiano

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