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Per Meloni il Consiglio Ue parte col piede giusto: “Nella bozza ci sono le posizioni italiane”

La bozza di conclusioni del Consiglio è “un’ottima base di partenza”. Arrivando a Bruxelles, per il Consiglio europeo di oggi e domani, Giorgia Meloni si dice ottimista: “Su migrazioni, Tunisia, flessibilità nell’utilizzo dei fondi per materie economiche o i primi passi per un fondo sovrano europeo, ci sono le posizioni italiane”, rivendica. Giudicando il documento, per ora, “assolutamente soddisfacente”.

Un paragrafo è dedicato alla Tunisia. E non nel capitolo delle migrazioni, ma in quello delle relazioni esterne. Questo, per la prima ministra, è un segnale decisamente positivo: “Racconta di quella idea di partenariato strategico con i Paesi del Nord Africa che per noi è un cambio di passo molto importante sul ruolo dell’Europa nel Mediterraneo, di cui l’Italia è stata portatrice in questi mesi”. In filigrana, insomma, la premier legge un endorsement al Piano Mattei, che presenterà formalmente a ottobre.

Nelle comunicazioni alle Camere, ieri, Meloni ha ribadito l’importanza di lavorare sullo sviluppo dell’Africa per tamponare gli esodi dei migranti, ricordando di aver già incassato “interesse” e “apprezzamento” da altri Paesi dell’Unione per il progetto che nelle intenzioni dovrà trasformare il nostro Paese nell’hub energetico del Vecchio continente. Ha parlato di partenariati equilibrati, finanziati con risorse adeguate, per non lasciare agli “schiavisti dei nostri giorni”, gli scafisti, il potere di decidere chi entra e chi esce dall’Europa.

Un approccio diverso con i Paesi africani “serio, da pari a pari, di cooperazione”, ha spiegato. In campo energetico, l’Africa ha le condizioni ideali per produrre in grandi quantità ed esportare energia verde. Il lavoro, ora, è sulle infrastrutture di collegamento perché “la parte di energia che non serve a loro possa servire all’Europa”. Quanto alla sfida climatica globale, la premier italiana chiede il coinvolgimento pieno della Cina, perché “non possiamo affrontarla gravando solo ed esclusivamente sulle nostre economia”.

Sulla transizione, la battaglia dell’Italia è perché quella ambientale si accompagni a quella sociale, in un equilibrio “serio e intelligente”, che si traduce in neutralità tecnologica. Per affrontare le sfide della doppia transizione, la ricetta di Meloni punta sul Fondo di Sovranità, sul controllo delle catene di approvvigionamento e sulla fine della “stagione dell’austerità”. In altre parole, ma la posizione non è inedita, nel Patto di stabilità e crescita l’Unione dovrebbe tenere conto dei nuovi sviluppi – come la guerra in Ucraina – e guardare più alla crescita, senza la quale, chiosa, “non si può garantire stabilità“.

Sul Pnrr Meloni sgombra ogni dubbio: “Non ci sono ritardi, ma semplicemente un lavoro serio che stiamo cercando di fare”, del resto ricorda che i rilievi mossi da Bruxelles riguardano progetti studiati da chi c’era prima del suo governo, portando l’esempio dello stadio di Firenze. Quindi, si concede anche una polemica politica con chi la accusa di rallentare e mettere a rischio i fondi, i partiti di opposizione, ma non solo: “Mi fa specie che lo faccia il commissario Gentiloni – prosegue –, che quel piano immagino lo avesse letto prima e che oggi chiama in causa il governo italiano, dicendo che bisogna correre e fare di più. Ma se si fosse vigilato un po’ di più in passato, probabilmente oggi si farebbe più velocemente”. Con il commissario, a Bruxelles, si confronta il ministro per gli Affari europei, il Sud, le Politiche di coesione e il Pnrr, Raffaele Fitto. Sul tavolo, proprio il Pnrr, alla luce dei contatti in corso tra governo e Commissione europea su terza e quarta rata e la modifica del Piano, con il capitolo integrativo del ‘RePowerEu’.

Elena Fois

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