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Argento al top da 11 anni e le commodity fanno risalire inflazione industriale

Oro, argento e rame sembrano ‘prendere fuoco’. Continua il rally delle commodity nonostante dalla Fed si mantenga una linea aggressiva sulla politica monetaria, che potrebbe non contemplare alcun taglio dei tassi nel 2024 a causa di una inflazione ben sopra il 3%. Un’inflazione che rischia addirittura di salire proprio per il rally delle materie prime, scattato negli ultimi due mesi. Infatti i dati provenienti da due grandi Paesi leader nelle materie prime non lasciano intravvedere una frenata dei rincari.

I prezzi alla produzione industriale in Canada sono aumentati dell’1,5% mensile ad aprile, al di sopra delle previsioni di mercato dello 0,8% per raggiungere un nuovo massimo di 8 mesi, dopo il +0,9% rivisto al rialzo del mese precedente. Questo aumento è stato determinato dai costi più elevati dei prodotti primari di metalli non ferrosi (+8,3%), vale a dire argento greggio e leghe d’argento (+13,5%) e oro greggio e leghe d’oro (+9,1%), poiché le tensioni geopolitiche hanno avuto un impatto sulla prezzi dei metalli preziosi in aprile. Inoltre, i prezzi sono cresciuti per i metalli industriali, in particolare rame greggio e leghe di rame (+10,3%) e rame e leghe di alluminio (+7,4%), guidati dalla crescita della produzione in Cina. E in Brasile i prezzi alla produzione sono aumentati dello 0,74% rispetto al mese precedente ad aprile, il terzo aumento consecutivo e al ritmo più forte dall’ottobre 2023, in linea con l’opinione della banca centrale secondo cui la tendenza crescente dei prezzi delle materie prime globali può sostenere la pressione inflazionistica nel paese. I costi alla produzione dei beni d’investimento sono saliti dell’1,16%, mentre i prezzi dei produttori di beni intermedi sono aumentati dello 0,59% e quelli dei produttori di beni di consumo dello 0,89%.

Il prezzo dell’argento sale del 5,2% a 32 dollari l’oncia al massimo di 11 anni e continuando a sovraperformare i prezzi di riferimento dell’oro – che sale dell’1% a 2,358 dollari per oncia – poiché il contesto macroeconomico favorevole per i metalli preziosi ha aggravato l’acquisto fisico di argento per usi industriali. La domanda di pannelli solari in un contesto di volatilità dei prezzi dell’energia elettrica in tutto il mondo ha sostenuto la domanda industriale di argento, riflessa dalle azioni solari scambiate ai massimi da inizio anno. I forti guadagni dell’argento arrivano anche in un contesto di notizie di una più forte domanda cinese di argento.

Per sottolineare l’aumento della domanda globale di metalli, il broker SP Angel ha riferito che uno studio dell’Università del Michigan ha affermato che la quantità di rame necessaria per i veicoli elettrici è “impossibile da produrre per le società minerarie”. Lo studio ha evidenziato la sfida critica rappresentata dall’insufficiente produzione di rame per la transizione globale ai veicoli elettrici, affermando che la quantità di rame necessaria per i veicoli elettrici è “sostanzialmente impossibile da produrre per le società minerarie”. Un veicolo elettrico richiede da tre a cinque volte più rame rispetto alle tradizionali auto a gas o diesel. Lo studio ha analizzato 120 anni di dati sulla produzione globale di rame e ha modellato la produzione futura rispetto al fabbisogno di rame previsto per le energie rinnovabili e i veicoli elettrici. Lo studio ha concluso che il fabbisogno di rame delle energie rinnovabili supera l’attuale capacità di produzione. Risultato finale: il rame sale del 2%, tornando a 10.500 dollari per tonnellata. Non è record, ma poco ci manca. Così come puntano ad altre vette i prezzi di alluminio, platino, e zinco. Tutti legati alla transizione, tutti con rialzi intorno al 2 per cento.

Vittorio Oreggia

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