“L’agroindustria va dal campo alla tavola. È il primo settore in Italia. Contribuiamo al Pil nazionale per circa 572 miliardi di euro; il 26-27% del reddito nazionale. Occupiamo poco più di 4 milioni di persone nell’agroindustria. Nel 2015 esportavamo 27 miliardi, addirittura dopo il Belgio. Dal 2015 al 2022 siamo arrivati a 62 miliardi di euro. L’Italia è la prima in Europa come valore aggiunto”. Lo dice Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, in una intervista a La Verità. Che però è preoccupato: “Abbiamo le migliori performance mondiali in termini di riduzione dell’utilizzo dei prodotti fitosanitari. È impensabile costruire un modello europeo se poi non troviamo un accordo o con la Cina, o con gli Stati Uniti o con l’India. I migliori studi delle università americane ci dicono che il Green deal europeo comporterà una riduzione della nostra produzione. O mangiamo di meno o importiamo ciò che non produciamo più da altri Paesi che si atterranno a chissà quali standard. Ci stiamo uccidendo con le nostre mani!”. Giansanti è scettico ancher sulla legge sul ripristino della natura: “È vero che le parti più dannose per l’agricoltura sono state stralciate. Ma non mi fido. Qualcuno vuol ripresentarle. L’agricoltura ha bisogno di acqua e questo significa argini dei fiumi ben tenuti. Ma se dietro la tutela della biodiversità si nasconde l’impossibilità di affrontare il problema delle nutrie che con le tane indeboliscono gli argini non si arriva da nessuna parte”.
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