“Davvero qualcuno crede che le 59 mila imprese dell’agroalimentare italiano si siano messe d’accordo per aumentare i listini? Il nostro è uno dei settori a maggior concorrenza, basta cambiare i listini di pochi centesimi per perdere quote di mercato. La verità è molto più complessa: l’inflazione ci ha travolti come una valanga e adesso si cerca a tutti i costi un colpevole”. Così Francesco Mutti, amministratore delegato dell’omonimo gruppo specializzato nelle conserve alimentari a base di pomodoro, dal 2019 è anche presidente di Centromarca. In una intervista a La Stampa spiega: “Quando si aumentano i prezzi, ci si assume il rischio di perdere quote di mercato: una cosa che non fa bene a nessuno. Quando aumentiamo i prezzi non lo facciamo a cuor leggero. E poi bisogna ricordare che tra la decisione di un aumento e la sua efficacia passano mesi”. E ancora: “Stiamo assistendo all’onda lunga di un fenomeno iniziato alla fine del 2021. Allora era collegato alla ripartenza delle filiere dopo lo stop causato dalla pandemia, adesso stiamo vedendo gli effetti dello choc energetico dello scorso anno e dell’aumento dei prezzi che ci ha travolti. Quando nell’autunno del 2021 abbiamo lanciato l’allarme inflazione, una grande catena della distribuzione ha risposto abbassando i prezzi su centinaia di prodotti, per un anno, a nostre spese. Non è così che si affrontano i problemi”.
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