“Oggi la grande novità è che siamo nel mezzo di una terza transizione, la deglobalizzazione, dove il mercato non è più aperto, ma è sottoposto sempre di più a un uso politico e strumentale da parte di alcuni Paesi. E questo vale per le materie prime critiche come per altri prodotti che servono per la decarbonizzazione, ma non solo. La deglobalizzazione impone di ridisegnare la strategia industriale, economica e ambientale del Paese”. Lo dice Luca Dal Fabbro, presidente della multi-utility Iren. “La Ue spesso ha dimostrato di non avere un’unità industriale. Ecco perché l’Italia deve dotarsi di una sua autonomia strategica che sia sinergica con la Ue”, sottolinea poi nell’intervista al Corriere della Sera. I target legati al Net Zero “in alcuni casi si sono rivelati eccessivi. Mi riferisco soprattutto alla decisione sullo stop al motore termico dal 2035, quando l’Europa non ha un’infrastruttura di ricarica, non ha un’industria della mobilità elettrica o fabbriche di batterie avanzate e competitive. Non è un caso se proprio i trasporti sono il settore più indietro con la decarbonizzazione: utilizzano solo per l’8% di energie green a fronte di un obiettivo nazionale al 2030 del 30,7% che sembra irraggiungibile. Stiamo uscendo ora dalla crisi energetica e rischiamo di infilarci in un’altra crisi”. E Dal Fabbro spiega qual è: “Se abbiamo visto quanto era pericoloso dipendere dal gas russo, ora per raggiungere la neutralità climatica ci stiamo creando la dipendenza dalle tecnologie verdi e dalle materie prime critiche, in particolare rame, litio, nickel, cobalto e terre rare”.
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