Il Superbonus continua a far discutere. Le aule delle Corti di Giustizia tributaria di tutta Italia sono piene per i ricorsi legati all’annullamento delle comunicazioni di esercizio dell’opzione, previste dall’articolo 121 del decreto legge n. 34/2020. Le controversie non riguardano veri e propri accertamenti fiscali, ma la validità dei provvedimenti amministrativi con cui l’Agenzia delle Entrate rigetta le comunicazioni.
“La giurisprudenza di merito ha però riconosciuto – evidenzia Felice Colonna, consigliere d’amministrazione della Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili – che tali atti sono impugnabili, poiché incidono direttamente sui diritti dei contribuenti, ma ne critica la scarsa motivazione”.
In molti casi, infatti, il rigetto non spiega le ragioni della decisione né considera la documentazione fornita.
“Il risultato – conclude Colonna – è una situazione paradossale: anche quando il contribuente vince il ricorso, non può più recuperare le quote di agevolazione scadute”.
Per questo, cresce la richiesta di un intervento legislativo che permetta di rimediare a un sistema di controlli considerato inadeguato e penalizzante.
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