“In tempi in cui va più di moda accusare ricercatori e commentatori di allarmismo che prendere coscienza delle eventuali cause d’allarme, arriva, impopolare più che mai, l’ennesimo anticipo dell’Overshoot Day, il giorno in cui il pianeta Terra finisce le sue risorse per i viventi, sapiens in prima linea”. Lo scrive il geologo e divulgatore Mario Tozzi in un suo intervento du La Stampa. “Ogni anno divoriamo quasi due pianeti Terra, consumando molte più risorse di quante essa riesca a rigenerare in quello stesso anno. Dagli anni ’70 abbiamo così accumulato un debito verso la Terra di oltre vent’anni, per recuperare il quale ci vorrebbe una “produttività sostenibile/ecologica” per un lasso di tempo equivalente. Sembrerebbe una possibilità, ma, in realtà, si tratta solo di una considerazione teorica, perché ciò che i sapiens hanno combinato al pianeta è diventato in larga parte non reversibile: abbiamo impoverito l’originaria ricchezza della vita, sconvolto gli ecosistemi, eroso i suoli, acidificato gli oceani, bruciato e tagliato le foreste e, non contenti, cambiato il clima, fatto che aggrava tutte le nostre altre azioni”, scrive ancora Tozzi.
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