“Stiamo parlando di due mondi diversi, ma su certe applicazioni c’è una base di know-how comune. È chiaro che non ci si possono aspettare gli stessi volumi dell’auto, ma non è quello il punto. Sono due mondi che possono condividere un know-how specifico e questo può aiutare la filiera dell’automotive a diventare ancora più competitiva”. Lo dice Giorgio Marsiaj, fondatore di Sabelt, azienda leader nella produzione di sedili sportivi e cinture di sicurezza, ex presidente dell’Unione Industriali di Torino e oggi delegato del presidente di Confindustria per l’aerospazio. In una intervista a La Stampa spiega: “I fondi destinati all’automotive, se potenziati, potrebbero essere utilizzati anche per supportare il reskilling, la riconversione delle aziende interessate ad entrare nel settore aerospaziale. Non per riconvertirsi in toto, ma per affiancare i due business”. Quello della space economy è un settore in crescita: “È uno dei settori più innovativi, dove a livello globale si sta investendo di più e dove le possibilità di crescita sono superiori al 10% l’anno. Si tratta di un settore sfidante, dato che la competizione è su scala globale. Ma l’Italia può giocare un ruolo di primo piano, anche con l’obiettivo di rilanciare un comparto, penso per esempio all’aeronautica civile, che negli ultimi anni nel nostro Paese, a partire dal covid, ha avuto un calo degli ordini che poi sono ripartiti ma continuano a soffrire a causa della frammentazione del settore”.
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