“L’acciaio europeo è ormai debole e costituisce un rischio enorme per nuovi investimenti, specie da parte di investitori nazionali o stranieri, che non vogliono accollarsi passività pregresse. Serve uno scudo per chi investe ora. In più, la protesta degli amministratori locali di Taranto contro l’impianto Ilva complica la situazione. Senza accettazione del territorio e una soluzione giudiziaria favorevole, il futuro di questo impianto è segnato. C’è anche da chiedersi quali saranno i costi dell’acciaio prodotto dopo la riconversione delle acciaierie, perché rischiano di non essere sostenibili”. Lo dice Roberto Vavassori, presidente di Anfia, parlando delle ripercussioni della crisi dell’acciaio europeo sull’auto, in particolare dell’ex Ilva. Nell’intervista a La Stampa Vavassori tocca anche il tema della neutralità tecnologica: “La nostra posizione sulla neutralità tecnologica e sulle flessibilità per il 2035 è chiara: non chiediamo di spostare tutto di cinque anni subito, ma di approvare flessibilità da utilizzare se necessario. La neutralità tecnologica deve essere applicata per permettere l’uso di combustibili e vettori energetici non fossili, garantendo che la produzione continui. Questo pacchetto, che include anche la revisione nei sei anni dal 2030-2035, è il minimo che la Commissione dovrebbe deliberare. Poi crediamo importante arrivare a incentivi per il rinnovamento del parco auto circolante. Anche se non rientra espressamente in una nostra richiesta, crediamo che ci sarà effettivamente l’introduzione di una nuova categoria di mini auto come le K-Car giapponesi, che può essere favorevole”.
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