Non è solo la probabile frenata dei consumi, provocata dall’impatto dei rincari sui bilanci delle famiglie, a preoccupare le imprese. A rendere più pesante il quadro è anche l’aumento dei costi operativi: nei 18 giorni successivi allo scoppio del conflitto in Iran i prezzi all’ingrosso di elettricità e gas sono saliti rispettivamente del 24% e di quasi il 33%. Se questi livelli dovessero mantenersi fino alla fine dell’anno, per le PMI del commercio, del turismo e dei servizi la bolletta energetica potrebbe salire già nel 2026 a 3,8 miliardi di euro, con un aggravio di quasi 900 milioni rispetto al 2025.
È l’allarme lanciato da Confesercenti, che ha elaborato, con la collaborazione di Innova, una simulazione sugli effetti dei rincari registrati nelle ultime settimane sui mercati energetici.
L’analisi prende in considerazione l’andamento dei prezzi dell’energia elettrica e del gas a partire dal 28 febbraio, giorno dell’attacco all’Iran, ipotizzando il mantenimento degli attuali livelli fino alla fine del 2026. Nel dettaglio, il PUN Index del Gestore dei Mercati Energetici, riferimento per il prezzo dell’energia elettrica in Italia, è passato da 114,41 euro/MWh di media a febbraio a 141,89 euro/MWh di marzo, con un aumento del 24%. Nello stesso periodo il PSV, riferimento del mercato del gas, è salito da 0,377 euro/Smc a circa 0,5 euro/Smc, con un balzo di quasi il 33%.
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