La crisi dello Stretto di Hormuz presenta il conto più salato agli Stati Uniti, nonostante siano il primo produttore mondiale di petrolio. Dall’inizio degli attacchi di Usa e Israele contro l’Iran, a fine febbraio, lo shock energetico ha aumentato di 160 miliardi di dollari la spesa americana per benzina e diesel, circa un terzo dei 468 miliardi di costi aggiuntivi sostenuti a livello globale. Il conto per gli Stati Uniti equivale a 471 dollari per abitante, il valore più alto tra tutti i Paesi analizzati. È quanto emerge da un’analisi del Centre for Research on Energy and Clean Air (Crea), basata sui prezzi e sui consumi di benzina e gasolio in 169 Paesi. A pesare non è soltanto l’aumento dei prezzi, ma soprattutto l’elevato consumo di carburanti pro capite e la dipendenza dai veicoli privati alimentati a benzina e diesel. Secondo il Crea, dall’inizio di marzo il conducente medio statunitense di un’auto a benzina ha speso 440 dollari in più per il rifornimento, ipotizzando percorrenze e consumi medi. Chi guida un’auto elettrica ha invece sostenuto appena 17 dollari aggiuntivi per la ricarica, per effetto dell’aumento dei prezzi dell’elettricità.
(Segue)
Il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre ha riferito di "grandi" divergenze con Vladimir Putin,…
"l’Italia sostiene da tempo che bisogna designare al più presto, e in modo condiviso, una…
La telefonata tra il presidente finlandese Alexander Stubb e il primo ministro norvegese Jonas Gahr…
"La nostra Costituzione valorizza le autonomie, ci ricorda che gran parte delle materie che incidono…
Il nuovo piano industriale di Terna slitta alla primavera del prossimo anno, indicativamente a maggio-giugno.…
La siccità lascia il segno sui raccolti italiani del 2026 e rallenta l'avvio della nuova…