La crisi dello Stretto di Hormuz presenta il conto più salato agli Stati Uniti, nonostante siano il primo produttore mondiale di petrolio. Dall’inizio degli attacchi di Usa e Israele contro l’Iran, a fine febbraio, lo shock energetico ha aumentato di 160 miliardi di dollari la spesa americana per benzina e diesel, circa un terzo dei 468 miliardi di costi aggiuntivi sostenuti a livello globale. Il conto per gli Stati Uniti equivale a 471 dollari per abitante, il valore più alto tra tutti i Paesi analizzati. È quanto emerge da un’analisi del Centre for Research on Energy and Clean Air (Crea), basata sui prezzi e sui consumi di benzina e gasolio in 169 Paesi. A pesare non è soltanto l’aumento dei prezzi, ma soprattutto l’elevato consumo di carburanti pro capite e la dipendenza dai veicoli privati alimentati a benzina e diesel. Secondo il Crea, dall’inizio di marzo il conducente medio statunitense di un’auto a benzina ha speso 440 dollari in più per il rifornimento, ipotizzando percorrenze e consumi medi. Chi guida un’auto elettrica ha invece sostenuto appena 17 dollari aggiuntivi per la ricarica, per effetto dell’aumento dei prezzi dell’elettricità.
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