“Il modello di sviluppo basato sull’uso intensivo di combustibili fossili” è insostenibile. Lo ha detto il presidente brasiliano Lula durante il secondo giorno del vertice dei leader mondiali che precede la COP30 a Belém, che inizierà il 10 novembre. A due anni dall’adozione senza precedenti alla COP28 di Dubai di un impegno generale a uscire gradualmente dalle energie fossili, il tema non figura come tale nell’agenda della conferenza sul clima che si aprirà lunedì in questa città dell’Amazzonia brasiliana.
Ma alcuni paesi come il Brasile – pur essendo l’ottavo produttore mondiale di petrolio – tengono a riportare l’argomento al centro del dibattito.
“La Terra non può più sopportare il modello di sviluppo basato sull’uso intensivo di combustibili fossili che ha prevalso negli ultimi 200 anni”, ha affermato Luiz Inacio Lula da Silva aprendo una sessione dedicata alla transizione energetica, nel secondo e ultimo giorno del vertice.
“Un processo giusto, ordinato ed equo di abbandono dei combustibili fossili richiede l’accesso alle tecnologie e ai finanziamenti per i paesi del Sud del mondo”, ha proseguito il presidente brasiliano.
Secondo Lula, “destinare una parte dei profitti derivanti dallo sfruttamento petrolifero alla transizione energetica rimane una strada valida per i paesi in via di sviluppo”.
È proprio questo l’argomento addotto da Lula quando i suoi detrattori, in particolare gli ambientalisti e le organizzazioni indigene, lo accusano di sostenere un progetto di esplorazione petrolifera appena avviato al largo delle coste dell’Amazzonia.
(AFP)
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