“L’America è la più grande potenza economica e militare al mondo, non credo che il ricorso alle tariffe attraverso l’International Emergency Economic Powers Act fosse l’unico modo per Trump di ottenere i risultati desiderati. È forzato sostenere che grazie all’Ieepa abbia realizzato quel che dice”. Così Ian Bremmer, fondatore e presidente di Eurasia Group, in un colloquio con La Stampa. “Scott Bessent e Jamieson Greer, entrambi ottimi collaboratori economici del presidente, l’avevano avvertito che l’Ieepa non era il meccanismo corretto, era evidente che non c’era nessuna emergenza nazionale per poter usare i dazi. Trump è troppo sicuro di sé, delle sue decisioni, del suo istinto politico ed è anche molto impaziente. Voleva farlo e non voleva aspettare i tempi di un’indagine – come prescrive invece un’altra norma, la 232 – e nemmeno ricorrere, come ha fatto invece venerdì, all’articolo 122 poiché non vuole coinvolgere il Congresso”. E ancora: “Stiamo assistendo a un rigetto delle cose che ha fatto: che sia l’Ice schierato a Minneapolis, o la Groenlandia e i dazi che ha minacciato, o persino il caso Epstein. Si mette maggiormente nei guai a causa del suo impeto, la mancanza di pazienza, la troppa sicurezza. Oggi Trump è più debole e per proseguire sui dazi deve impostare una nuova strategia tariffaria più frammentaria rispetto a quella immaginata nel Liberation Day di aprile”. Quanto all’Europa, per Bannon “ha dimostrato nel caso della Groenlandia di poter costringere Trump a fare marcia indietro. Il presidente Usa aveva sfidato l’integrità territoriale della Danimarca e annunciato tariffe contro chi sosteneva Copenaghen. La reazione europea di fatto l’aveva spinto al passo indietro, e Trump non ha ottenuto nulla nemmeno invocando i dazi tramite l’Ieepa. Ma resta un caso isolato. Il problema dell’Europa è l’incapacità di agire collettivamente. L’abbiamo visto in maniera evidente al Board of Peace, i delegati sono arrivati in ordine sparso. Dovevano insieme rifiutare l’offerta di Trump. Non hanno imparato nulla dal discorso di Mark Carney a Davos. Anzi alla Conferenza della sicurezza di Monaco, ho visto un’Europa divisa che si è mostrata più debole”.
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