Il commercio estero italiano si trova di fronte a uno scenario inedito, segnato dal disaccoppiamento tra le due maggiori economie mondiali (Stati Uniti e Cina) e dai suoi riflessi sull’Unione Europea. Le prospettive sono difficili: il nuovo quadro tariffario USA, estremamente incerto, penalizza ulteriormente numerosi prodotti italiani, mentre la sovrapproduzione cinese continua ad estendersi oltre i settori maturi a quelli a media e alta tecnologia. Nel 2025 gli scambi tra Italia e Stati Uniti hanno registrato un forte incremento, ma questo risultato è quasi interamente trainato dal settore farmaceutico, che ha operato in anticipo rispetto al rischio di dazi, accumulando scorte e accelerando le consegne al netto del farmaceutico, l’export italiano verso gli USA è diminuito dell’1,6%. Escludendo anche le commesse eccezionali nel comparto degli altri mezzi di trasporto, il calo arriva al -2,7%. Secondo le stime del Centro Studi Confindustria, nell’ipotesi in cui la struttura dei dazi USA rimanga quella delineata dagli accordi conclusi con l’Unione Europea, le perdite per l’export italiano potrebbero superare i 16 miliardi di euro nel medio periodo, rispetto a uno scenario senza tariffe. E’ quanto emerge dal Rapporto di previsione presentato oggi da Confindustria su ‘Guerre, dazi, incertezza, a rischio la crescita’.
Nel frattempo, l’import italiano dalla Cina è in crescita, superando i 60 miliardi di euro nel 2025, mentre l’import tecnologico dalla Cina è aumentato. Al netto dei due comparti, l’import italiano dalla Cina si è mostrato sostanzialmente stabile. L’export cinese di prodotti a media e alta intensità tecnologica è passato, negli ultimi cinque anni, dal 28 al 42% del totale, segno di una progressiva estensione a nuovi settori. In questo contesto, le imprese italiane stanno dimostrando una notevole capacità di adattamento, secondo un nuovo indicatore elaborato dal CSC, ogni anno circa l’8% dei prodotti italiani cambia mercato di destinazione e il 9% cambia mercato di origine, un dato superiore a quelli della Francia e della Germania. Questo flessibile sistema produttivo italiano consente di assorbire gli shock riorientando rapidamente acquisti e vendite verso nuovi partner quando le condizioni cambiano.
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