“Quella del 30% è una tariffa annunciata per essere negoziata, si abbasserà. Le contromisure servono ma solo se entro il primo agosto non si arriverà a un accordo”. Così Paolo De Castro, oggi presidente di Nomisma, ex ministro delle Politiche agricole, poi presidente della Commissione per l’Agricoltura e lo sviluppo rurale del Parlamento europeo. In un colloquio con La Stampa spiega: “Lo scenario che prevedo è che non si arrivi ai dazi al 30%. Sarebbe la guerra totale. Già oggi, con il 10% stabilito dopo il 2 aprile, i nostri formaggi duri pagano il 25% invece del 15% precedente. Se arrivassimo al 30%, il Parmigiano Reggiano pagherebbe il 45% di dazio. Una cosa impossibile”.
Secondo i calcoli di Nomisma, con i dazi attuali, la perdita sarebbe di 500 milioni per l’export agroalimentare: “Non esiste solo l’agroalimentare, che rappresenta il 12% dell’export italiano verso gli Usa. Ma bisogna ricordare che è in cima ai settori manifatturieri d’Europa e d’Italia come valore aggiunto. Non stiamo parlando di una curiosità gastronomica, ma di economia, posti di lavoro, crescita. Vino, formaggi, pasta, conserve, sono i beni che esportiamo di più”. E ancora: “Sono fiducioso nel lavoro del commissario Maros Sefcovic. Se si arrivasse a un accordo al 10%, pur facendo male, possiamo accettare. Ma se si va oltre, dovremmo bloccare subito gli acquisti di debito pubblico americano e ricorrere ai controdazi”.
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