“Dazi a parte, il cambiamento radicale dirompente provocato da Trump è stato molto più forte in politica interna che estera, ma si è spinto troppo avanti e pagherà il prezzo alle elezioni del prossimo anno”. Lo dice Charles Kupchan, professore alla Georgetown University e direttore per l’Europa nel Consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca di Obama. In una intervista a Repubblica aggiunge sui primi sei mesi del secondo mandato: “Gli effetti sono stati più significativi sul piano domestico, perché su quello internazionale la realtà lo ha frenato. Voleva mettere fine alle guerre e terminare gli impegni all’estero, ma ha scoperto di non poterlo fare. Sul piano interno invece la vita quotidiana negli Usa è diventata irriconoscibile. Vediamo ogni giorno provvedimenti impensabili, dal Big Beautiful Bill che taglia l’assistenza sanitaria e gonfia il debito, alle deportazioni che violano la legge. Ogni mattina dobbiamo darci un pizzico per chiederci se sta avvenendo davvero, ma è così”. E ancora sui dazi: “È molto difficile capire cosa vuole, perché la logica dei dazi continua a cambiare: un giorno serve per aumentare le entrate, un altro per riportare il lavoro manifatturiero, poi per punire Canada e Messico per fentanyl e immigrazione, o il Brasile per il processo a Bolsonaro. Ci saranno accordi e i livelli verranno abbassati, ma vedremo dazi consistenti che causeranno enormi tensioni internazionali e danni all’economia Usa”.
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