“Temiamo un effetto a catena che porti a un aumento generalizzato dei prezzi del caffè e quindi a una riduzione dei consumi”. Così Giuseppe Lavazza, presidente dell’azienda di famiglia, sui dazi che Usa e Ue stanno discutendo ormai da settimane. “Sono un problema serio, il Brasile è il produttore più importante di caffè e tassarlo al 50% non rende sostenibile l’esportazione negli Usa. Così si provoca un effetto a catena, per cui può aumentare il prezzo di tutta la materia prima”, spiega in una intervista a La Stampa. “La produzione di altre nazioni come la Colombia non basta a sostenere la domanda. Ritengo probabile l’aumento del costo del caffè un po’ a tutti i livelli”, aggiunge. Con una precisazione, l’aumento colpirà “anche i consumatori italiani, non solo gli statunitensi. Perché si vengono a creare artificialmente distorsioni del mercato molto importanti di cui è assolutamente complicato capire quali saranno le conseguenze. E non è l’unica incognita, anche l’Europa rischia di aggravare la situazione”. Il riferimento è alla legge anti-deforestazione, “la legge dell’Ue che avrebbe come obiettivo il contrasto al degrado forestale associato a specifici prodotti immessi sul mercato comunitario. La salvaguardia delle foreste ci sta a cuore ma questo regolamento è un problema perché per tante nazioni dove si coltiva caffè non è applicabile. Si tagliano fuori dal commercio globale molti produttori, inizialmente proprio quelli più deboli. Se da un lato negli Usa si rischia di non bere più caffè brasiliano, in Europa potrebbero non arrivare più chicchi provenienti da Paesi dell’Africa e dell’Asia, non perché siano Stati che deforestano ma perché non riescono a stare al passo con i meccanismi molto contorti introdotti dall’Ue”.
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