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Dazi, politologo Moisi: Colpa di Trump se Cina e India sono più vicine

“La guerra commerciale lanciata dagli Stati Uniti sta spostando gli equilibri in Asia”. Lo dice Dominique Moïsi, tra i fondatori dell’Institut français de relations internationales e considerato tra i più autorevoli analisti francesi di geopolitica. In una intervista a Repubblica spiega: “Xi Jinping vuole affermare un modello alternativo a quello americano, con un autoritarismo asiatico ritenuto più efficace delle democrazie occidentali”. E ancora: “Xi Jinping vuole presentare una leadership mondiale più razionale, più moderata e, alla fine, più rassicurante di quanto non lo siano oggi gli Stati Uniti. Sta cominciando non solo l’era post-americana, ma anche quella post-occidentale e post-democratica. L’India, pur corteggiata dall’Occidente, si orienta ora verso la Cina. Non sarebbe accaduto senza la pressione tariffaria decisa da Donald Trump. La strategia americana ha favorito il riavvicinamento tra Cina e India, due potenze a lungo rivali. Questi due giganti demografici, che insieme rappresentano un terzo dell’umanità, si ritrovano a Pechino proprio grazie a Trump e alla sua guerra commerciale”.
Moisi poi parla del ruolo dell’Europa: “Oggi noi europei siamo rimasti isoli a sostenere l’Ucraina e a difendere pienamente il modello democratico. Su questa linea ci sono anche alcuni paesi dell’Asia-Pacifico, quello che chiamo l’Occidente asiatico: Giappone, Corea del Sud, Australia, Nuova Zelanda, Taiwan. Anche per loro la democrazia resta essenziale, di fronte alla Cina e alla Russia. Il problema sono gli Stati Uniti. Il leader naturale dell’Occidente è sempre meno democratico, adotta logiche revisioniste e avanza senza una linea chiara. Su Kiev l’obiettivo di Putin è evidente: ‘bielorussizzare’ l’Ucraina. Trump, invece, vuole chiudere il dossier il più rapidamente possibile, piegandosi alle condizioni dettate da Mosca. La sfida per l’Europa è dunque enorme. Noi europei siamo rimasti gli ultimi difensori della razionalità e della moderazione nelle relazioni internazionali ma a differenza della Cina – lo facciamo dentro a un contesto democratico”.

redazione

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