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Dazi, Tremonti: Ue alla svolta, basta unanimità delle decisioni

“La crisi è emersa in un contesto in cui la forza della ragione si è scontrata con le ragioni della forza”. Così Giulio Tremonti, che prima di diventare il presidente della Commissione Esteri della Camera è stato vice premier e ministro all’Economia nei governi Berlusconi. In una intervista a Il Corriere della Sera spiega: “È vero che in materia di commercio internazionale la Commissione ha competenza esclusiva. Il problema è che non ha natura politica e in questo si manifesta il suo carattere ibrido. Non è sovrana e non è nazionale, ha un po’ dell’uno e un po’ dell’altro. È il paradosso che svela il limite attuale dell’Ue. Il suo non essere quello che dovrebbe essere”. Un limite che “non si era manifestato nel 2000 quando un’entusiasta Commissione Prodi fece entrare nel Wto la Cina. Allora era il corso globalista della storia. Ora, con la deglobalizzazione c’è una rottura della storia”, aggiunge. E ancora sottolinea che bisogna “confrontare la nota della Commissione con quanto comunica Breitbart, la Bibbia repubblicana. Nell’arco di pochi anni, ‘acquisto di 750 miliardi in energia dagli Usa, 600 miliardi di investimenti oltre a quelli esistenti, acquisto di una grande quantità di equipaggiamento militare’. Detto tutto questo, concordo totalmente con la posizione della presidente Meloni, che è stata la scelta della prudenza di fronte alla realtà esistente”. Tremonti parla di svolta: “Una svolta nella storia dell’Europa, nella sua struttura, nella sua proiezione verso il futuro. Abbiamo avuto due trattati, Maastricht e Marrakesh. Il primo positivo, nel 1992, con la moneta comune e regole per il mercato comune. Mentre Marrakesh, in cui è nato il Wto, dal ‘94 si è sviluppato con un’unica regola: non ci sono regole. Noi con l’antitrust e il divieto agli aiuti di Stato, gli altri senza tutto questo. E tuttavia, l’Europa imperterrita con i tecnici, con la troika, con la sua ‘tassonomia’, l’eccesso di regolamentazione”. La luce in fondo al tunnel: “Più si sviluppa la crisi più c’è speranza che l’Ue si faccia davvero Europa. Servono due passaggi essenziali. Primo, superare l’unanimità nelle decisioni: non c’è neanche nei condomini. Secondo, non competitività mercatista ma libertà: drastica riduzione della ‘tassonomia’, che nell’Ue si sviluppa in 397,2 km lineari di norme. Pure sulla colorazione delle uova”.

redazione

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