Sui dazi americani al 50%, che il presidente Donald trump ha sospeso fino a luglio, il ministro delle Imprese Adolfo Urso, sostiene che “ci vogliono cautela, responsabilità, unità di intenti”. Il rischio sono “i danni irreparabili che subirebbero i sistemi economici dei due continenti in caso di fallimento dei negoziati Usa-Ue”. Ma nel colloquio con Repubblica sottolinea che la guerra commerciale “arrecherebbe anche gravi conseguenze politiche, in prima istanza sulla difesa comune, mentre perdura la guerra in Europa”. Urso spiega qual è la linea dell’esecuitov: “Ci vuole un’intesa politica, prima ancora che commerciale. Non è solo una questione di dazi, ovviamente, come dimostrano gli altri negoziati in corso. Occorre parlare lo stesso linguaggio, condividere gli stessi obiettivi, avere chiara qual è la scala delle priorità. Il negoziato è innanzitutto politico, poi vengono le formule, le tabelle e i numeri”. Urso guarda a una possibile soluzione al 10%: “È quanto già raggiunto dalla Gran Bretagna nel loro negoziato bilaterale: un’indicazione sulla via da percorrere. Ma i termini sono più ampi e non possono ridursi a una quota. Ci sono ben altre questioni in campo: dagli aspetti regolatori a quelli della sicurezza, alle catene di approvvigionamento, fino alla stessa politica industriale europea, che dovremo comunque rivedere, subito e senza infingimenti. Sono d’accordo con Orsini: occorre eliminare i ‘dazi interni’ che il Green Deal ci ha imposto. Occorre uno shock di semplificazione o saremo stritolati”. Il ministro infine annuncia aiuti alle imprese: “Abbiamo già previsto la riprogrammazione dei fondi Pnrr e di Coesione e stiamo indirizzando in tal senso anche le risorse del Fondo sociale per il clima. Pensiamo di giungere a 25 miliardi in più per le imprese. Quando poi avremo contezza di quali saranno effettivamente i dazi nei singoli settori, potremo sviluppare un’azione compensativa mirata e quindi efficace”.
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