“Il quadro programmatico sembra non includere, se non in parte, maggiori oneri per la capacità di difesa, sebbene il Dpfp giudichi realistico, sulla base degli impegni presi in sede Nato, un graduale aumento della spesa nel prossimo triennio, fino a 0,5 punti di Pil in più nel 2028. In assenza di misure correttive ulteriori rispetto alla manovra, una maggiore spesa per la difesa rispetto a quella incorporata nel tendenziale condurrebbe a una dinamica della spesa netta più sostenuta rispetto a quanto programmato”. Lo ha detto Andrea Brandolini, vicecapo dipartimento Economia e Statistica di Bankitalia, in audizione nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato nell’ambito dell’attività conoscitiva preliminare all’esame del Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp). “Nel caso ciò avesse luogo in un momento in cui l’Italia non fosse più in una procedura per deficit eccessivo – si legge nella relazione presentata da Brandolini – per non rientrarvi immediatamente si potrebbe rendere necessario ricorrere all’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale per le spese in difesa, secondo quanto delineato dalla Commissione europea lo scorso marzo”.
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