“Escludiamo pure che il rischio sommo, di un confronto armato diretto tra un esercito o eserciti europei occidentali e la Russia, venga corso fino al precipizio. Quello di una definitiva rottura di relazioni non solo politiche, ma economiche e commerciali, col protrarsi della guerra in Ucraina non sarebbe tale, ma una certezza. E così altrettanto certe le sue conseguenze: un ulteriore indebolimento delle economie europee, l’aumento massiccio delle spese militari, l’impossibilità di sostenere spese sociali e i redditi più bassi. Politiche neo-liberiste, politiche neo-conservatrici mescolate ad altre di destra-destra, hanno minato le fondamenta dello Stato sociale uscito dalla tragedia della Seconda Guerra anche “a prescindere” dalle guerre civili nell’Europa dell’Est, questo è vero – ma è altrettanto vero che la guerra, per propria natura, tenderà a rafforzarle fino a renderle irresistibili. Se ne rendono conto gli oppositori alle varie Meloni?”. Lo scrive in un suo intervento su la Stampa il filosofo Massimo Cacciari. “Potrebbe apparire confortante che in tale disastro l’Europa – si legge ancora -, ovvero la miriade di Stati e staterelli che la compongono, sembri volersi finalmente muovere verso una difesa comune (chiamarla riarmo non è espressione felice, ma fingiamo che i nomi contino poco). Quello della difesa comune avrebbe dovuto rappresentare, in tempi anni luce lontani, addirittura il primo passo dell’Unione. Rimane però misterioso come un simile piano possa reggersi senza comune politica internazionale, senza un vero Governo di una vera Federazione di Stati d’Europa. E senza un Esercito europeo. Buttare il cuore oltre l’ostacolo a volte può anche riuscire, ma a patto che almeno alcune condizioni elementari per il successo dell’audace impresa vengano rispettate”.
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