Per Roberto Cingolani, ad di Leonardo serve “molto più di una riflessione” sui sistemi di difesa a fronte della nuova minaccia portata dai droni. “In Leonardo questo problema l’abbiamo toccato prima degli altri, parlando di ‘bullets and bytes’, proiettili e dati. Non è solo una questione di armi, ma di satelliti, intelligenza artificiale, droni. Gli ucraini ci insegnano quanto è possibile innovare quando si lotta per sopravvivere”, spiega in un’intervista a Il Corriere della Sera. “Oggi gli attacchi aerei con missili o droni possono essere rapidissimi e costare dieci volte meno della difesa. A maggior ragione per essere più pronti sui temi del digitale, dei droni automatizzati, dell’AI e dei satelliti dovremmo dedicare una parte importante del 5% del Pil richiesto dalla Nato allo sviluppo di queste tecnologie che hanno una valenza duale: civile e non solo militare”, aggiunge.
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