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Difesa, Guerini: Investire è d’obbligo, a centrosinistra serve un progetto

“Come ampiamente previsto non incideranno minimamente sul costo delle bollette perché il margine concesso potrà essere utilizzato solo per provvedimenti strutturali, che non riguarderebbero le fonti fossili e misure tampone. Probabilmente non quello che avrebbe voluto il governo”. Lo dice Lorenzo Guerini, rappresentante del Pd, in una intervista a Il Corriere della Sera. Poi aggiunge sul ministro Guido Crosetto che frena sull’ingresso dell’Ucraina nella Ue: “Negare all’Ucraina la prospettiva di adesione alla Ue significherebbe sottrarle il futuro, perché rinnegherebbe la ragione ideale che ha ispirato più di tutto gli ucraini in questi anni. Certo non nego i problemi, dalla Pac all’efficacia del contrasto alla corruzione nel Paese, e come tali vanno affrontati, nei tempi e nei modi necessari. Senza tradire le attese di un popolo che combatte per la sua libertà e che guarda a noi”.
Guerini poi parla di difesa comune: “Mettiamo in ordine le cose, accantonando le tante parole e stando agli atti. Il governo ha azzerato il Fondo pluriennale degli investimenti per il 2026. Ha ridotto da 15 a 5 miliardi la richiesta di utilizzo di Safe. Ha cancellato, nei fatti, quanto scritto nel Def sulla crescita nel triennio 2026-28 della spesa per la Difesa. È lecito sperare di capire in quale direzione si voglia andare? La annunciata riforma dello strumento militare è sospesa? Quali programmi di investimento saranno accantonati rispetto a quanto presentato al Parlamento? Con quali ricadute sulle nostre capacità di difesa? E sulle nostre aziende nazionali del settore, anche dal punto di vista occupazionale? Non ce l’ho col ministro della Difesa, di cui riconosco gli sforzi compiuti. Ma, prima di, ahimè, improbabili incontri bipartisan, bisognerebbe che qualcuno domandasse e qualcuno rispondesse. Ecco, purtroppo non vedo né l’una né l’altra cosa”. infine sul centrosinistra unito sulla difesa comune dice: “Noto almeno un cambiamento di linguaggio. Si parla di sostenibilità finanziaria, di valore della difesa comune, di acquisti congiunti, di razionalizzazione degli investimenti. Un piccolo passo rispetto alle posizioni ideologiche, e demagogiche, che abbiamo sentito fino a pochi giorni fa. Sia chiaro, su questo punto le differenze tra noi non sono cancellate. Gli investimenti nella difesa sono necessari e non possono essere subordinati alle ragioni di un’alleanza. L’unità è importante, ma non può essere l’unica stella polare. Servono responsabilità e visione, non una confusa demagogia. Ricordo che in passato lo abbiamo già fatto: il Conte 2 è stato il governo che più ha aumentato percentualmente i fondi per la Difesa, segnando una strada proseguita dai governi Draghi prima e Meloni poi, almeno fino alle decisioni di questi ultimi mesi”.

redazione

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