“Non è una manovra sangue sudore e lacrime, non sarebbe nemmeno necessaria. La sua caratteristica principale è la lenta riduzione del deficit. La direzione è giusta, in linea con le regole europee. E siccome il tracciato è simile a quello dell’anno scorso, non c’è spazio per misure in deficit: dieci miliardi vanno reperiti con tagli di spesa – non pochi – il resto arriverà con aumenti di tasse”. Lo dice Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio Conti pubblici. In un’intervista a La Stampa poi spiega: “Condivido la linea di Giorgetti. La crescita si fa con le misure strutturali: riducendo la burocrazia, rendendo il costo dell’energia più basso, tagliando le tasse e la spesa. Un’obiezione a questo impianto va fatto: è vero che taglierà un po’ l’Irpef al ceto medio, ma parte di questi tagli sarà finanziato da aumenti di altre entrate, e non si precisa quali. Parte dei tagli alla spesa servono a finanziare altri aumenti di spesa. E dunque complessivamente la dimensione dello Stato nell’economia non cambia. Il rapporto fra spesa pubblica e ricchezza prodotta resterà ben superiore al 50 per cento. Insomma, per risponderle: una legge di bilancio ordinata, ma servirebbe più coraggio”. E ancora su una ipotetica patrimoniale invocata dalla Cgil: “Se la proposta è per un’imposta permanente questo significa ridurre il rendimento degli investimenti. Allora tanto varrebbe aumentare la tassazione sui redditi da capitale che oggi è del 26 per cento. La possibile obiezione a questo schema è che la globalizzazione rende più semplice spostare i redditi da un Paese all’altro”.
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