“Ci saranno conseguenze terribili per tutto il paesaggio mondiale dell’economia’. Lo ha detto Fatih Birol, direttore dell’Aie, l’Agenzia internazionale dell’energia, in un’intervista a RadioFrance ripresa da Il Sole 24 Ore. Per Birol è da diversi anni che “l’economia mondiale, decine di trilioni di dollari, è alla mercé di un pugno, di un centinaio di persone che sorvegliano uno stretto largo poche decine di chilometri”. Ora il problema è esploso e “questo cambierà comunque il panorama energetico per gli anni a venire. Perché, come ho detto stamattina ai miei colleghi, il vaso si è rotto; e quando un vaso si rompe, beh, non lo si può più riparare davvero”. La gravità della crisi – si legge ancora – è legata al fatto che gli shock petroliferi sono due, accompagnati da shock su altre materie prime: “Se si combina questa crisi petrolifera con la crisi del gas legata alla Russia, è già una crisi enorme. Non si tratta però soltanto di petrolio e gas: si tratta anche di fertilizzanti, prodotti petrolchimici, zolfo, di tutti questi prodotti che verranno a mancare, spingeranno l’inflazione in tutto il mondo, in particolare nei Paesi emergenti e in via di sviluppo, e freneranno la crescita”. Già nei giorni scorsi Birol aveva detto che questa crisi è peggiore delle crisi del ’73, del ’79 e del 2002 insieme. Oggi, aggiunge il direttore dell’Aie, “la situazione peggiora di giorno in giorno. Fino a quando lo stretto di Hormuz non sarà aperto, le cose non faranno che aggravarsi”.
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