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Energia, Boston Consulting: Investimenti verso quota 10 mila mld dollari entro 2030-3-

Parallelamente, gas naturale e nucleare tornano al centro delle strategie nazionali. Entro il 2040 la capacità globale di gas crescerà del 40%, mentre il nucleare conosce un vero revival, con prospettive di aumento della capacità installata del 53% negli Stati Uniti e del 28% in Francia rispetto alle proiezioni pre-2019. Molti Paesi considerano oggi queste fonti “firm”, in grado di garantire continuità e stabilità alla rete, indispensabili in sistemi dominati da rinnovabili intermittenti. Anche la corsa al GNL conferma questa trendline: la domanda d’importazione mondiale è destinata quasi a raddoppiare entro il 2040, con il numero di Paesi importatori che passerà da 50 a 88.
Il quinto cambiamento riguarda l’esplosione dei costi infrastrutturali: la costruzione di nuove linee elettriche, indispensabile per integrare rinnovabili e sostenere i carichi emergenti, costa oggi tra 5 e 6 volte più che negli anni Sessanta, complice la maggiore complessità tecnologica, la carenza di manodopera, le procedure autorizzative lente e supply chain concentrate in pochi fornitori globali. A incidere in modo decisivo è anche il cosiddetto ‘permitting time’, ovvero l’intero iter autorizzativo necessario per ottenere le approvazioni ambientali, territoriali e tecniche prima dell’avvio dei lavori: un passaggio che nei Paesi occidentali può durare fino a 8–10 anni, contro i 2–3 della Cina. Non sorprende quindi che la quota dei costi fissi, in particolare capitale e ammortamenti, sia oggi la componente dominante del sistema elettrico, superando di gran lunga i costi variabili.
Il sesto asse è rappresentato dall’incertezza sulla domanda di petrolio e gas, destinata a rimanere più elevata del previsto anche in scenari accelerati di transizione: settori come aviazione, trasporti pesanti e petrolchimica non dispongono ancora di alternative scalabili, mentre l’evoluzione dei consumi spinge verso investimenti upstream che si attesteranno intorno ai 350 miliardi di dollari l’anno almeno fino al 2050.
Infine, la settima trasformazione riguarda la divergenza dei costi tecnologici: mentre solare, eolico e batterie hanno ridotto i costi fino al 90% dal 2010, tecnologie decisive per la decarbonizzazione profonda, come idrogeno verde, CCS e storage di lunga durata, risultano ancora sensibilmente più costose del previsto, frenate da curve di apprendimento lente e infrastrutture insufficienti.
Il report di BCG lancia un messaggio chiaro: la transizione energetica non è lineare, ma procede. Per accelerarla occorre agire su tre fronti: ridurre i costi del sistema, puntare su tecnologie già competitive e assicurare che cittadini e imprese possano partecipare attivamente alla costruzione del nuovo modello energetico. Con la certezza che i prossimi anni saranno decisivi per definire la velocità e la qualità del cambiamento.

redazione

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