“Abbiamo avuto una lunga interlocuzione con il governo e con Fratelli d’Italia per trovare una soluzione al fine di dare alle imprese che in Italia consumano circa 100 terawattora di energia all’anno un prezzo che sia sganciato dal prezzo del gas e che sia attorno a 60-70 euro a megawattora per avere più competitività”. Lo dice Carlo Calenda, leader di Azione. “Uno degli aspetti affrontati dagli ordini del giorno è la necessità di far slittare il phase out del carbone, visto che il governo intende adottare la tecnologia del nucleare di nuova generazione, dal 2025 al 2038 come fanno in Germania. La produzione di carbone, ora nei fatti ferma, riprenderebbe attraverso le due centrali di Brindisi e di Civitavecchia, che hanno minori emissioni. Buona parte dei proventi delle aste Ets verrebbero restituiti in gran parte alle imprese come avviene in Germania, e l’energia prodotta verrebbe ceduta a un prezzo predeterminato attraverso Ppa alle imprese”, spiega ancora in un colloquio con il Sole 24 Ore. E ancora: “Per ottenere questa riforma sarebbe necessaria una norma di legge, auspicabilmente già nel prossimo decreto Energia, e una modifica del Pniec. Modifica che è comunque necessaria per inserire nel piano nazionale l’obiettivo del nucleare”.
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