Le centrali a carbone di Civitavecchia e Brindisi non verranno smantellate. Come riporta Repubblica, meglio tenere i due impianti, che sono gestiti dall’Enel e hanno una capacità complessiva di tre gruppi da circa 600 megawatt l’uno, spenti ma pronti a essere rimessi in moto per tornare a produrre elettricità da mettere in rete in caso di emergenza. Il quotidiano romano sottolinea che la strada imboccata, tecnicamente, è quella della riserva a freddo, considerando che negli ultimi due anni le centrali sono rimaste sempre ferme. Solo tra il 2022 e il 2023, dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, la centrale Enel di Civitavecchia è entrata in funzione per dodici mesi. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha di fatto comunicato nell’ultimo Consiglio dei ministri, il 29 dicembre, la scelta. Devono però essere ridefiniti i rapporti con Enel, che «”nformalmente – come ha spiegato lo stesso Pichetto in Cdm – ha rappresentato una sua generale indisponibilità al mantenimento all’interno del suo perimetro aziendale delle due centrali senza un adeguato riconoscimento dei costi sopportati”. La spesa si aggira intorno ai 70 milioni di euro l’anno. Soldi che deve mettere il governo.
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