“Il tema del nucleare in Italia non è popolare e non sarà semplice, ma è positivo che si avvii un percorso per definire regole chiare. Gli impianti di nuova generazione sono molto più piccoli e sicuri. Noi siamo pronti a fare la nostra parte e a ospitare i piccoli reattori nucleari: sono impianti da 200 megawatt, ideali per distretti industriali. Per esempio, a Brescia, nelle nostre aziende siderurgiche c’è tanto spazio. I siderurgici bresciani farebbero anche un consorzio così potremo raggiungere il sogno di essere la prima nazione del mondo a fare acciaio totalmente green”. Così Antonio Gozzi, presidente di Federacciai e di Duferco, in una intervista a La Stampa. I costi dell’energia sono la discriminante del momento: “Il nucleare richiede tempi lunghi – almeno otto anni -, quindi bisogna intervenire subito. In questi anni alcune misure ci hanno consentito di sopravvivere, penso per esempio all’energy release, che però scade nel 2027. Se non viene rinnovata, settori come acciaio, cemento, chimica, carta e fonderie rischiano di non reggere. La priorità è dunque rendere strutturali strumenti che consentono di ottenere energia a prezzi calmierati, perché senza di essi l’industria italiana semplicemente non sopravvive”.
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