“Se non gestiamo adeguatamente la transizione green e la decarbonizzazione, privilegiando un percorso che sia sostenibile non solo ambientalmente, ma anche sotto il profilo economico e sociale, rischiamo di mettere a rischio un milione di posti di lavoro tra i settori che producono energia (downstream e upstream) e le industrie energivore. Occorre dare a tutti l’opportunità di rimanere competitivi assicurando approvvigionamenti energetici a costi accessibili”. Così Giuseppe Ricci, past president di Confindustria Energia, intervistato da Il Sole 24 Ore. Ricci è direttore generale Energy Evolution di Eni: “Sulla base delle prime indiscrezioni, si vede che questo nuovo Piano, rispetto alla vecchia strategia del 2019, tende a raggiungere il più possibile gli obiettivi al 2030 fissati dal pacchetto Ue del Fit for 55, ma, al tempo stesso, evidenzia l’estrema difficolta di centrarli e l’eccessivo ottimismo che c’era nel vecchio Pniec – aggiunge -. Mancano solo 7 anni a quel traguardo e il nuovo Piano sembra prediligere un approccio più realistico, che non considera solo la dimensione ambientale della transizione, ma anche quella economica e sociale, unitamente ai profili legati alla sicurezza energetica”. Ricci parla anche della Ue: “Manca un approccio non ideologico che sia in grado di valutare tutte le tecnologie disponibili in modo neutro. Va bene promuovere l’elettrico, ma non considerarlo la soluzione di tutti i mali. Soprattutto se ci sono altre tecnologie, dai biocarburanti all’idrogeno blu, ai processi di valorizzazione di rifiuti e scarti o alla Ccs, che sono complementari all’elettrico e per certe applicazioni meno costose”.
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