“L’inasprimento delle relazioni tra Russia e Unione europea porterebbe le nostre esportazioni a crescere a un tasso del 9,1% nel 2022 (-1,2 punti percentuali rispetto allo scenario base) e a registrare un incremento solo di poco superiore allo zero l’anno seguente (+0,5%; -4,5 punti rispetto al baseline). Si osserverebbe successivamente una ripresa durante il biennio 2024-2025 con una crescita superiore a quella dello scenario base (+1,6 percento), non sufficiente tuttavia a recuperare quanto ‘perso’ negli anni precedenti”. E’ quanto emerge da ‘Caro export. Sfide globali e il valore di esserci’, l’ultimo rapporto di Sace presentato oggi. A livello di raggruppamenti “la performance peggiore sarebbe registrata dai beni di consumo (-0,7% nel 2023; -5,2 punti rispetto allo scenario base)”, rileva lo studio. Che valuta invece come “positivo” l’impatto stimato “per l’export di prodotti dell’agroalimentare (+3,2% rispetto allo scenario base)”. Specificando che “tale crescita è spinta dalla tenuta dei volumi esportati, considerata la loro natura di beni essenziali, e al contempo da un rialzo dei prezzi, significativo anche nel 2023, come conseguenza della continuazione del conflitto sul suolo ucraino – e quindi delle persistenti difficoltà nel produrre ed esportare beni – e dell’inasprimento dei rapporti tra Russia ed Europa occidentale”.
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