Friederike Otto è una delle più ascoltate climatologhe internazionali, docente all’Imperial College di Londra. In un colloquio con il Corriere della Sera racconta le sue preoccupazioni per il futuro: “Non c’è bisogno di essere dei futurologi per saperlo: c’è una semplice e diretta relazione fra il riscaldamento globale e molti degli eventi estremi che vediamo. Siamo a 1,3-1,4 gradi di riscaldamento provocato dall’uomo, e ciò ha condotto a molte ondate di calore, che prima erano così rare e ora sono eventi comuni. È qualcosa che ha del tutto cambiato il significato dell’estate o anche della primavera. In pochi anni, se continuiamo a bruciare combustibili fossili, la primavera che abbiamo visto quest’anno sarà considerata normale o addirittura fresca. Ma questo vale anche per le piogge torrenziali o le siccità: ciò che era estremamente raro diventerà comune, vedremo eventi estremi per cui le nostre società non sono preparate”. Il Mediterraneo è più esposto: “Il Mediterraneo, a livello globale, è uno degli epicentri dell’impatto degli eventi estremi – sottolinea Otto -. L’Italia ha già il suo clima mediterraneo, con estati calde e secche, e così ha un ecosistema che è in grado di affrontarle: ma se aggiungi anche solo un po’ di temperature estreme e un po’ meno di pioggia, quel sottile equilibrio fra clima ed ecosistema che si è sviluppato per secoli va fuori asse, perché era già un sistema calibrato finemente per condizioni difficili. Ecco perché, ad esempio, abbiamo roghi e incendi di quelle proporzioni. Anche nei climi tropicali, dove c’è poca variabilità, le società si sono evolute per affrontare condizioni difficili, ma prevedibili: ora che però siamo fuori da ciò che era solito accadere”. E infine: “L’impatto del cambiamento climatico non è lo stesso per tutti, perché la nostra società non vede tutti vulnerabili allo stesso modo. Nelle ondate di calore le persone più povere, che vivono in case mal isolate, che hanno problemi medici, sono quelle che soffrono di più. E globalmente, quando le ondate di calore o le siccità colpiscono l’agricoltura, di solito sono le donne le prime a mangiare di meno, perché le risorse sono indirizzate verso gli uomini. L’impatto del cambiamento climatico accresce le disuguaglianze in ogni società: la lotta al climate change non funzionerà se non combattiamo la disuguaglianza”.
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