“Caro presidente Trump, Groenlandia e Stati Uniti un tempo erano uniti, vicini. Ciò che sta facendo ora ci allontana sempre di più. Il Regno di Danimarca fa parte della Nato. So che a voi l’Alleanza interessa poco, ma per tutti gli altri significa moltissimo: è ciò che abbiamo costruito dopo Adolf Hitler. L’America era un tempo l’eroe del mondo. Ora, all’improvviso, siete diventati i cattivi. Non comprendiamo perché. Tornate in voi. Vogliamo tutti continuare a lavorare insieme agli Usa”. Così Tillie Martinussen, groenlandese, esponente del Cooperation Party, icona della protesta contro l’espansionismo dell’amministrazione a stelle e strisce. Come riporta La Stampa la sua è una posizione intransigente: “Credo che Donald Trump non conosca affatto il popolo groenlandese. Da noi il denaro non ha il valore assoluto che ha altrove, e non siamo attratti da modelli culturali fatti di ostentazione, labbra alla Kardashian o simboli simili – aggiunge Martinussen, già deputata del Inatsisartut, il parlamento dell’isola più grande al mondo –. In Groenlandia non è nemmeno possibile possedere la terra: si può ottenere un lotto per costruire una casa e possedere l’edificio, ma non il suolo su cui sorge. La terra appartiene a tutti. Lo stesso vale per il mare e per le risorse che custodisce. È un errore colossale pensare che il nostro popolo possa essere comprato”.
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