Ian Bremmer, politologo e presidente di Eurasia Group, sostiene che “se Trump percepisce debolezza, continuerà a chiedere di più. Serve più unità”, indicando nei dossier su Groenlandia, dazi, sicurezza e politica industriale i segnali di una frattura transatlantica destinata a pesare sugli equilibri globali nei prossimi anni. In una intervista a La Stampa Bremmer aggiunge: “Tutti sono preoccupati, ma lo esprimono in modo molto diverso, ed è proprio questa frammentazione il problema. Trump arretra solo quando percepisce una controparte pronta a reagire in modo serio, come è avvenuto con la Cina. Se invece vede debolezza e vulnerabilità, tende a spingersi sempre oltre”. E ancora: “Dal suo punto di vista, oggi gli europei appaiono fragili. Non ho visto segnali in grado di cambiare questa percezione. Ursula von der Leyen non dispone né del temperamento né del sostegno istituzionale necessari per indicare chiaramente una risposta credibile. La Francia evoca lo strumento anti-coercizione, l’Italia preferisce mantenere aperto il dialogo, la Nato adotta toni molto prudenti. Se l’Europa non dimostra che la Groenlandia è una linea rossa, Trump non farà marcia indietro. È un tema impopolare negli Stati Uniti: se diventasse politicamente costoso, i repubblicani inizierebbero a opporsi apertamente. Ma se l’Europa appare pronta a cedere, questo non accadrà”.
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